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 Pastorale degli Italiani nel mondo - Eventi - Le celebrazioni del 4 novembre all'Ospedale italiano di Montevideo 
Le celebrazioni del 4 novembre all'Ospedale italiano di Montevideo



14 novembre 2012 -  (MONTEVIDEO/Uruguay)  Il discorso del Nunzio Apostolico Monsignor Anselmo Guido Pecorari nella Celebrazione nell'Ospedale Italiano "Umberto I" - La Santa Messa per i caduti italiani di tutte le guerre.
 
Saluto di cuore il Rev.do Mons. Antonio Bonzani, Cappellano di Sua Santità, il quale, assieme al sacerdote della Missione Cattolica Italiana ha celebrato questa Santa Messa in suffragio e in memoria degli italiani che hanno perso la vita in tutte le guerre, dagli anni della Indipendenza fino ad oggi, e di quelli che sono morti quali membri dei Corpi di Pace sparsi nel mondo intero. Nelle ultime settimane abbiamo tutti sofferto per l’uccisione di un alpino della Taurinense. Distinte autorità civili italiane, qui ben rappresentate dalla Sig.ra Console Cinzia Frigo e dai rappresentanti per le Associazioni Italiane dell’Uruguay, che hanno organizzato questo annuale evento che
riunisce gli italiani di ogni fede e di ogni ideologia nel ricordo dei loro morti, che coincide anche con la memoria del termine della prima guerra mondiale. Rivolgo un particolare pensiero al COMITES, all’ANCRI, al gruppo, piccolo ma significativo, degli Alpini, agli studenti della Scuola Italiana di Montevideo. Carissimi, sono lieto di essere qui con voi, non solo nel mio ruolo di Nunzio Apostolico - cioè, di Ambasciatore del Santo Padre – ma anche come Arcivescovo e Decano del Corpo Diplomatico in Uruguay. Come sapete, il Santo Padre, che io rappresento, è il Vescovo di Roma.
Non è certamente un caso che il Signore Gesù abbia scelto come Pastore Universale della Chiesa Cattolica il Vescovo della città che è anche capitale d’Italia. Oggi in Uruguay si ricorda in modo particolare la Madonna sotto il titolo della Virgen de los Treinta y Tres, patrona di questa nostra cara Patria di adozione. Sí, poichè questo Paese, sulle rive del Rio de la Plata, che tutti considerano il più “laico” dell’America Latina, affonda le sue radici – pochi lo sanno e lo riconoscono – nella fede e nella tradizione cattolica, che è stata fatta propria dai 33 Padri della Patria cha hanno lottato per l’indipendenza. Pertanto è molto significativo che la celebrazione di una Festa Nazionale italiana sia unita alla commemorazione religiosa tanto importante che riguarda l’Uruguay. Le nostre due Patrie sono oggi particolarmente vincolate. Anche voi, carissimi italiani di origine, di ascendenza o di cuore, siete qui per un evento che è, nello stesso tempo, civile e religioso. Infatti, commemorate, in un contesto religioso, i vostri caduti nelle guerre e nelle spedizioni di pace e la conclusione del processo di Indipendenza nazionale, che è terminato nel 1918, con la vittoria della prima guerra mondiale. A questo proposito, ritengo opportuno ricordare che, quando il primo Parlamento italiano, il 17 marzo 1861, a Torino, ha proclamato l’unità d’Italia, all’Italia unita mancavano ancora ampie Regioni: Roma e il Lazio, il Trentino, il Nord Est d’Italia, a partire da Mantova fino a Venezia, Trieste e ai confini orientali della Nazione. In tal modo voi riscoprite le solide radici che l’Italia ha nella fede della Chiesa Cattolica. Questa fede è stata per secoli il fermento della vita, della cultura, della storia dell’Italia, prima e dopo la sua unificazione. Anche grazie alla fede cattolica, così ben espressa dall’arte della nostra cara Nazione di origine – basti citare i grandi maestri come Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Raffaello e mille altri, - l’Italia è rispettata e ha un posto di onore nel contesto della comunità internazionale. Tutti voi, credenti e non credenti, praticanti e non praticanti, sapete bene che non si può comprendere che cosa sia l’Italia, se non nella prospettiva della fede cattolica. Tutti noi abbiamo sentito molti racconti del momento supremo della morte, in guerra, di migliaia e migliaia di italiani: alcuni di voi ne sono ancora testimoni viventi, mi riferisco in particolari agli anziani Alpini qui presenti. Quanti dei nostri fratelli, nel versare il loro sangue, nell’ultimo respiro, hanno trovato l’unico sostegno nella fede che era stata loro trasmessa in famiglia, dai genitori, e che era stata vissuta nei loro luoghi di origine! In tale momento supremo il sacrificio della vita dei nostri Caduti si è unito al sacrificio di Gesù Cristo in croce. Perciò noi, che crediamo nella risurrezione dei morti, preghiamo per i nostri Caduti di guerra nella speranza che essi vivano già in Cristo e attendiamo di rincontrarli nella risurrezione finale. Essi, sacrificando la loro vita per amore della Patria, in nome di valori e ideali condivisi o anche solo per ubbidire agli ordini ricevuti, ci hanno dato lo stimolo per amare l’Italia, anche con sacrificio, e donando qualche cosa di noi stessi. L’Italia non è solo la Patria da cui chiedere, ma è anche la madre a cui donare il nostro contributo, pur se viviamo in un Paese lontano. Celebrando questa Messa, noi siamo uniti ai nostri Caduti di guerra, a motivo dell’amore dell’Italia, a motivo del desiderio di vita, e anche nella ricerca della pace. Tutti noi desideriamo che nessuno più perda il dono supremo della vita nelle guerre. Spinti da questi nostri desideri e sostenuti dalla nostra fede cattolica, rivolgiamo il nostro ricordo rispettoso e colmo di riconoscenza per coloro che, in Italia e in tanti altri Paesi del mondo, hanno lasciato la loro vita. Le croci sulle loro tombe, sparse in tanti cimiteri del mondo, ora diventano una invocazione alla vita e alla pace. (Gente d'Italia-Uruguay)