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Emigrazione al Femminile: un pezzo di storia delle italiane in Germania



9 gennaio 2013 - (FRANCOFORTE SUL MENO/Germania)  Ci vorrebbe un libro per raccontare la storia della Rassegna "Donne e Poesia", una Rassegna unica, dedicata alla scrittura delle italiane in Germania e che in ottobre ha compiuto 21 anni, essendo infatti nata nell'ottobre del 1991 a Francoforte sul Meno e, poi, diventata itinerante per alcuni anni, essendo stata ospitata da Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Stoccarda, Amburgo e dal Comites di Friburgo. Anche in Italia, a Castellammare di Stabia, nel 2010 nella Sala Consiliare di Palazzo Farnese, dall'Assessorato alla Cultura.
L’ideatrice e organizzatrice della Rassegna Marcella Continanza, è molto nota in Germania e non solo nella Comunità italiana, essendo operatrice culturale di eventi europei. Con Marcella Continanza e le amiche della Rassegna, ripercorriamo un po’ la storia della Rassegna e, come in un film, passano attraverso i loro versi i volti delle poete. Alcune si sono presentate solo una volta, altre due o tre volte: sono state delle meteore. Ma ci sono le “stelle fisse”, quelle che hanno costituito la Rassegna. A loro va la gratitudine di tutte noi per la storia italiana che hanno scritto in questi anni: una vera testimonianza di identità e integrazione in Germania.
Da dove incominciamo? Dalla lettura dei tanti articoli della stampa che ha sempre dato attenzione alle Rassegne, perfino la “Frankfurter Allgemein Zeitung” e giornali locali ma anche quelli italiani: “Il Resto del Carlino”, “La Nazione”, “La Provincia”, “Il Mattino”, “Metropolis”, “Il paese delle donne”, “Il Corriere d’Italia” e non li citiamo tutti. Dall’Antologia “Donne e Poesia ” (Aprile 1988, Francoforte sul Meno) prefata dalla Reggente dell’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte la dott.ssa Angela Lorenzelli Horak che vuole essere “un omaggio a tutte le donne che propongono una visione poetica della realtà.”.
E chi dobbiamo celebrare? Prima di tutto lei: Marcella Continanza che ebbe l’idea di promuovere la scrittura delle donne italiane che vivono in Germania ma anche la lingua italiana. Infatti alla Rassegna possono partecipare solo le donne che scrivono in lingua italiana ed è stato questo un incentivo per la terza generazione nata in Germania. Ma la grande partecipazione dei primi 10 anni della Rassegna, è stata quella della prima generazione. Non è facile sfogliare tutto l’album dei ricordi ma proviamoci lo stesso: Maria Bellofiore di Wuppertal, siciliana, sentì parlare della Rassegna mentre, degente in ospedale, ascoltava Radio Colonia. Ne parlava la giornalista Gabriella Bendinelli e lei inviò subito le sue liriche che colpirono non solo la Continanza ma anche altri giornalisti che sono “amici” della Rassegna: Federico Hermanin e Gianna Cittadini – anche loro con le interviste e servizi sulla Rassegna hanno aiutato la visibilità delle autrici- e lo scrittore- giornalista Roberto Giardina, il poeta Gianluigi Nespoli. Definiscono Maria Bellofiore “la cantastorie siciliana” e sono tutti d’accordo per invitarla alla Rassegna e così fa il suo ingresso nella 3° edizione. E’ la più “anziana”, 70 anni orgogliosamente compiuti, arriva a Francoforte con figli e nipoti e diventa una protagonista con la sua personalità e le sue liriche con temi sulla pioggia, sul silenzio, liriche che hanno ritmo musicale eppure lei ha conseguito solo la terza elementare. E’ autodidatta, legge molto, dipinge, ricama.
Ora ci ha lasciati e questo ricordarla con affetto è l’omaggio che la Rassegna le dedicherà. Non sarà una Festa come si prevedeva ma, consapevoli della crisi, ci si è riuniti in dicembre solo ”per stare insieme fra noi e leggere le più belle liriche della Rassegna”.
Si leggeranno le poesie di Pina Moschetto di Wolfsburg, palermitana, sposata con 3 figli, che ha lavorato per anni come imprenditrice e ora cerca di godere della scrittura. Ha pubblicato, in collaborazione con il Comune, un libro di liriche dove molte erano state lette nella Rassegna. Ancora, quelle di Valentina Casucci, veneta, oggi vive in America, nel Texas, con il marito americano Scott e i suoi due bambini. Insegna italiano e invia spesso e-mail dove ricorda la sua stagione francofortese. Le liriche di Valentina hanno per temi l’attualità: la globalizzazione, i giovani, ecc. Una voce moderna nella Rassegna, come quelle di Silvana Fiori originaria di Napoli, della lucana Anna Picardi di Stoccarda, della calabrese Giulia Mazzei di Rheinfelden, la cui autenticità è la sua dote.
La più nota delle poete è Rosa Spitaleri, siciliana di Bronte, abita a Colonia. Fa parte della storia della Rassegna, non solo per la sua annuale partecipazione, ma per aver vinto vari premi nei concorsi di poesia internazionali ed è invitata a “lesung” da enti culturali tedeschi. La sua poesia ha il nodo della ricerca d’identità. La relazione o il rapporto col paese ospitante che per molte è stato duro e la scrittura è diventata comunicazione ma con la Rassegna si sono appropriate di spazi pubblici con le lesungen. E, poi, scrivere nella lingua materna come “appartenenza” e in tedesco per aver accesso alla lingua straniera: Stefania Ursino, Venera Tirreno (Francoforte), Caterina e Francesca Mulé (Mannheim), Elisabetta Abbondanza (Berlino).
Una sola presenza alla Rassegna, eppure nominate: Bruna Zambon, veneta, ora a Portorico; Tiziana Canobio Varallo Sesia, studentessa Germersheim, rientrata in Italia; Antonella Montagna (Bielefeld); Franca Ferrari (Berlino); Elena Paolucci (Berlino). Claudia Giordano, Francoforte, Giusy Lanza casalinga, nata a Gela, Darmstadt; Maria Antonietta Ranalli e sua figlia Alessandra, di Ortano, che hanno vissuto a Francoforte e rientrate in Italia e ancora Elena Paolucci, Cesena, imprenditrice, Berlino; Graziella Peduzzi, veneta di Höechst; Rosaria Viola, Pietraperzia (CS), Francoforte, la prima vincitrice del Concorso con la lirica “Germania- Italia” ( 1992 Casa della Cultura) e Laura Melara, Torino, dal 1998 vive a Francoforte. C’è la loro vicenda biografica come chiave di lettura di fondo ma è la solitudine che si è fatta scrittura e attraverso metafore e ossimori vi si è insinuata come Paola Franco siciliana, Wiesbaden l’ultima arrivata da noi nei versi di alcune come in Vittoria Morelli, genovese, 70 anni, toscana d’adozione ma vive a Francoforte dal 1948 vedova, un lavoro in evoluzione, la loro scrittura è dentro la loro storia che ha dato spazio alla forza della poesia.
E ancora Marcella parla di Barbara Golini, insegnante, abruzzese, di Stoccarda, i cui testi si collegano sulla base di figurazioni ricorrenti; di Santina Trovato, di Michela Capasso siciliana, vive a Dreieich, Maria Cavagna Würden ma originaria di Arco Felice (Napoli).
Le abbiamo citate penso tutte. Ventuno anni di lavoro e variegata produzione. L’antologia con le liriche delle autrici (1992- 1997) è una panoramica d’insieme in cui le donne italiane hanno depositato la loro esperienza, il loro sapere. Ci si auspica che, nonostante la crisi, ci sia una seconda Antologia che ci aiuta a capire noi stesse e l’emigrazione per realizzare condizione di ascolto e scambio.
Una Rassegna storica esemplare “Donne e Poesia” che ha messo in luce non solo la comunanza ma la singolarità di ogni voce e ha formato un luogo “la parola poetica delle italiane in Germania” ma anche una rete virtuale e amicale. Infatti dalla Lombardia, all’Umbria, al Lazio, alla Campania, alla Basilicata, nuove voci poetiche si sono iscritte in una mappa che si apre e consente che accada l’incontro con le altre. Tutte le loro liriche sono attraversate dal sottile filo della malinconia, della solitudine e delle quasi sempre, amara riflessione sull’essere donna tra due patrie. Un’anima divisa in due: la Germania è la terra dove hanno trovato il lavoro e l’Italia dove hanno lasciato il cuore. La sensazione d’impotenza che le invade in un paese straniero che acuisce il senso d’impotenza di queste donne e contribuisce a farle sentire escluse è dirompente. Ed è per questo motivo che decidono di scrivere in italiano perché il senso forte di appartenenza al loro paese è sempre vivo in loro e diventi sempre più un legame inscindibile. E’ a questo punto che le loro pulsioni interne sono diventate dei versi per esprimere l’impensabile e appropriarsi del proprio destino. “Usano” la poesia come un’arma, i loro versi trasudano di pura emozione e racchiudono la parte più vera e profonda del loro mondo, della loro storia e ci permette di guardarle senza più veli e di ammirarle perché anche se sono crollate a terra hanno sempre avuto la forza di rialzarsi e ricominciare d’accapo. (Valeria Marzoli-De.it.press-Webgiornale.de)