Segreteria:Simonetta De Angelis
 Pastorale degli Italiani nel mondo - Chi siamo - Storia - Cenni storici 
Cenni storici


I fatti

 

La Chiesa fin dalle sue origini si è occupata dell'accoglienza, assistenza e accompagnamento della gente in mobilità (pellegrini, esuli, profughi, migranti in genere...). Anzi, ha una vecchia parentela con questo mondo: sono, infatti, gli ebrei emigrati a diffondere il cristianesimo nei paesi vicini.
E l'avvenire della chiesa è segnato ancora dall'emigrazione: pare che il numero dei cattolici in Giappone stia aumentando anche per i numerosi rimpatri dei discendenti di giapponesi emigrati in America Latina.
 

 

Restringendo il nostro campo alle recenti emigrazioni e all'impegno recente della chiesa italiana, è bene partire dal ricordo di questi ultimi due secoli.

 

Il contesto è quello delle grandi emigrazioni per lavoro dall'Europa: dal vecchio continente tra il 1830-1930 emigrarono ben 60 milioni di abitanti. Un fenomeno imponente nel numero e nella durata che poneva problemi economici ma anche religiosi, culturali e politici sia in partenza che all'arrivo. Fu un fenomeno di massa: in particolare l'Italia tra il 1870 e il 1970 ha visto partire 26 milioni di cittadini. Una partenza drammatica: nel Veneto si fuggiva dalla pellagra... Queste popolazioni diventano orfane perché lontane dagli occhi e dal cuore dell'Italia e straniere nei Paesi di arrivo dove si attendevano braccia e non uomini. Due affermazioni colpiscono chi avvicina la storia della nostra emigrazione: quella di Nitti alla fine del secolo scorso O migranti o briganti e quella dei rapporti del Ministero degli Affari Esteri nel 1949 che scrivevano ci fossero nella Penisola quattro milioni d'italiani... di troppo! (allegato)

Il coordinamento (allegato)

Le Parole

 

Sono innanzitutto i testimoni a dare credibilità ai documenti. Le esperienze, comunque, hanno bisogno di strutturarsi e secernono le idee di riferimento. L'emigrazione è una storia anche in questo senso. Ed ha domandato alla Chiesa un tempo fisiologico di elaborazione e di maturazione. (allegato)

Qualche numero

 

La lunga storia dell'attenzione della Chiesa si dipana lungo questi due secoli e non sembra essere agli sgoccioli! Ma quante persone, quanti missionari, suore, religiosi si sono impegnati in questo campo? È difficile dirlo.

 

Le Congregazioni religiose prima e le diocesi italiane poi hanno contribuito insieme ad accompagnare, con maggiore o minor successo, i connazionali all'estero.

 

Nell'Exul Familia si parla della generosa collaborazione di sacerdoti, religiosi e fedeli - missionari i cui nomi, anche se per lo più non figurano nelle pagine della storia, sono però scritti in cielo -persone che meritano di essere ricordate e, sia pur sommariamente esposte affinché risplenda più luminosa la universale e benefica opera della Chiesa verso gli emigrati e gli esuli di ogni genere, ai quali essa ha elargito sempre senza risparmio assistenza religiosa, morale e sociale.

 

Alla morte dello Scalabrini, il 1 giugno 1905, le case della sua congregazione in America erano già quaranta, con chiese e scuole e un grande orfanotrofio a S. Paulo.

 

Nel 1958 l'intuizione di Pio X sui Comitati diocesani era realizzata in 284 centri attivi in Italia. E il loro contributo durante gli esodi si articolava in una fitta rete di sottocomitati parrocchiali sensibili e disponibili per i servizi che andavano dall'offerta di sussidi, ai corsi catechistici o ai ritiri spirituali, ai corsi di lingua, di legislazione sociale per coloro che partivano, o alla sensibilizzazione per la Giornata Nazionale delle Migrazioni.

 

Grande posto hanno avuto i padri scalabriniani, ma anche tanti altri ordini e congregazioni. Presto si sono aggiunti moltissimi sacerdoti diocesani, cosiddetti ad migrantes. Nel 1996, ad esempio, in Europa le 261 Missioni italiane e i loro centri periferici potevano contare sulla presenza di 151 religiosi ( di cui una metà sono Scalabriniani) e 130 sacerdoti diocesani per un totale di 281. Le religiose erano 223, suddivise in 73 Comunità.

La preoccupazione pastorale

L'ideale religioso inviterebbe ad anticipare i tempi, a porre segni concreti di cieli nuovi e terra nuova ed accogliere con fraternità chi è diverso per pelle, per lingua e per fede, nella consapevolezza che tutti siamo fratelli e figli dello stesso Padre. Nella pratica... sono i fatti che provocano la riflessione, la conversione e l'azione. (allegato)

 

La preoccupazione pastorale iniziale la troviamo ben descritta da una frase dello Scalabrini: Lassù negli Stati Uniti del Nord le perdite del cattolicesimo si contano a milioni, certo più numerose delle conversioni degli infedeli fatte dalle nostre missioni in tre secoli e, nonostante le apparenze, continuano ancora. È la situazione drammatica dei primi tempi che ha mosso la chiesa ad impegnarsi sempre più in emigrazione.

 

E sia quando tutti si sentivano provvisori e in transito (la prima fase dell'emigrazione) come quando il cammino ha fatto capolinea nel paese di arrivo (seconda e terza fase) la chiesa s'è trovata accanto agli emigrati. Il torneremo in Italia s'è mutato nel ci torneremo... per le vacanze! Il tempo è passato in fretta e le generazioni si sono succedute ad ondate: alla prima degli emigrati è seguita la seconda generazione degli italiani nel mondo ed ora sta facendosi largo la generazione più inserita degli italiani del mondo: i paesi di accoglienza sono ormai i loro paesi.
Questi cambiamenti hanno cambiato anche la pastorale.

Una storia incompiuta (allegato)

La storia dell'immigrazione è irrilevante?

È possibile.
Ma dimenticarla può far correre il rischio di agire come questa storia non fosse mai esistita e voler inventare la ruota , come si diceva, di passare accanto al gigantesco metissage del mondo occidentale che sta avvenendo sotto i nostri occhi, attraverso delle piccole storie come la nostra. C'è chi ha fretta e dimentica il tempo fisiologico di un innesto di popolazioni in paesi diversi da quello di origine, c'è chi confonde lingua e linguaggio e da per risolto e scontato un inserimento che apparentemente sembra realizzato. C'è chi salta le tappe di un cammino e brucia parole ed idee
da far maturare senza violentarle o spenderle inopportunamente.

 

Eppure l'emigrazione italiana ha domandato alla Chiesa più di 150 anni di elaborazione e di maturazione. E non è l'unica. No, non sono convinto che la storia dell'emigrazione italiana sia finita! E' importante non saltare le tappe di un cammino e non bruciare parole ed idee per apparire i primi della classe. Educare alla multiculturalità e all'interculturalità domanda pazienza, saggezza, intelligenza e lungimiranza.