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C'è la Madre pellegrina. E le Marche si scuotono    versione testuale








Ancona, Ascoli Piceno, San Benedetto, Fermo, Jesi, Senigallia, Fabriano, Macerata, Camerino, Fano, Pesaro, Urbino, Loreto. Tredici diocesi, una regione: le Marche. La Madonna di Loreto, riprodotta in una fedele copia della Vergine presente nella Santa Casa, ha tracciato per un intero anno un percorso intenso e ricco di umanità. Fuorviante pensare, quindi, che il cammino del «Pellegrinaggio di Maria» in vista del XXV° Congresso eucaristico nazionale sia da considerarsi chiuso, con l’evento conclusivo nei giorni scorsi. Un cammino che può essere ricondotto in tre indicazioni e prospettive pastorali.
Risvegliare il senso di 'popolo di Dio'.
Ogni diocesi si è mobilitata per accogliere nel migliore dei modi l’immagine della Madonna di Loreto. Ma al di là del segno bello e profondo che essa rappresenta (non solo per le Marche ma per il mondo intero), le singole Chiese locali hanno toccato con mano un sussulto di fede nella propria gente. Occasione preziosa, questa, per coltivare e rafforzare la coscienza di popolo di Dio nelle diocesi marchigiane. In un’era di profili individuali sempre più 'virtuali', la Vergine di Loreto ha compiuto il prodigio di stanare le persone dai propri gusci, facendole scendere per strada con qualsiasi tempo, spingendole all’incontro per guardarsi nel volto pregando assieme davanti al volto della Madre. Le parrocchie marchigiane – consapevoli della necessità di una nuova evangelizzazione che riparta dall’incontro delle persone, in un racconto dell’esperienza di vita e di fede – si impegnano così a marcare percorsi condivisi con la propria gente là dove essa vive, spera, soffre.
Nell’umanità ferita, la fede ritrovata.
L’immagine comune in tutte le diocesi marchigiane è quella della Vergine di Loreto portata in spalla dalla gente quasi contendendosi un simile privilegio. Cos’ha ricercato il popolo cristiano in quel gesto semplice e profondo? Perché riporre tanta speranza nel passaggio della Vergine lungo la strada, cercando di toccarla, spesso con gli occhi gonfi di lacrime? Perché una madre – come ogni madre sulla terra – non lascia deluse le attese dei propri figli, anche dei più abbandonati e feriti. Come i detenuti delle carceri marchigiane che hanno potuto averla vicina, guardarla con occhi gratuiti, pur essendo alto il prezzo da pagare per le colpe commesse. Ma non c’è colpa che non sia perdonata a un figlio che si protende verso sua madre. Con questo stile siamo chiamati a vivere l’appartenenza alla Chiesa: pur sapendola ferita da scandali, da peccati che ne ledono l’identità prima ancora che l’immagine, la Chiesa è pur sempre nostra Madre. La Vergine di Loreto, nel suo passare da nord a sud delle Marche, ha voluto tracciare un segno chiaro nel terreno: se il chicco di grano caduto in terra non muore, non porta frutto. Il frutto del peccato è la conversione a una fede purificata e ritrovata.
Celebrare l’Eucaristia con l’impegno quotidiano. «Figlio, ecco tua Madre»: nella consegna c’è la missione. Un anno di peregrinatio Mariae per rinsaldare la missione e la vocazione di ogni credente nel proprio particolare ambiente di lavoro. Ciascuno si senta inviato. Nell’Eucaristia si alimenta il cammino di una diocesi, parrocchia, associazione, comunità religiosa, monastero, per rendere l’unico servizio del dare gloria a Dio.
 
di Giacomo Ruggeri