La mensa eucaristica è un’autentica scuola di pace che insegna la fratellanza, l’unità, la condivisione. Il pane spezzato, insomma, è una forza che può davvero cambiare il mondo. Ne è convinto monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e presidente di Pax Christi Italia, che proprio ad Ancona, sede nel 2011 del XXV Congresso eucaristico nazionale (dal 3 all’11 settembre), il prossimo 31 dicembre terrà la sua tradizionale Marcia della pace.
Un evento dedicato quest’anno al tema «Libertà religiosa, via per la pace» e che vivrà, prima della Messa conclusiva, anche un momento dedicato all’adorazione eucaristica.
In che modo l’Eucaristia può contribuire alla costruzione della pace?
L’Eucaristia è l’inizio del mondo nuovo e redento, un mondo in cui ognuno riceve e a sua volta trasmette i doni di Dio. E la mensa eucaristica è proprio il luogo in cui, come si usava in antico, venivano portati i doni per essere poi redistribuiti. La mensa eucaristica, e ancor più l’Eucaristia, è il Paese promesso ad Abramo finalmente realizzato. Cristo infatti è, come dice la liturgia, l’agnello che ci dona la pace. Nel rito liturgico, poi, c’è anche il segno della pace, e nella partecipazione al banchetto eucaristico è possibile vivere nella riconciliazione con Dio e con i fratelli. Il desiderio della pace, insomma, ci fa cercare l’Eucaristia e poi, nutriti di questo pane buono e sostanzioso, possiamo camminare verso la pace costruendola.
Ad Ancona 2011 l’Eucaristia «dialogherà» con i cinque àmbiti del Convegno ecclesiale nazionale di Verona 2006. Come si intreccia con essi il tema della pace?
Senza la pace del cuore ogni altra pace non ha senso: ciascuno degli àmbiti porta in sé una domanda riguardante la pace e un’offerta relativa alla vita riconciliata.
Ciascun àmbito affronta un aspetto fondamentale di questa «pace del cuore» dalla quale discende poi l’impegno concreto e responsabile alla costruzione della pace civile. Uno dei gesti di fraternità che danno un volto concreto alla ricerca di questa pace, ad esempio, è l’impegno nella richiesta di trasparenza nel campo della costruzione e del commercio delle armi: troppe risorse talvolta vengono sprecate per armamenti che poi non ci servono. L’Italia, inoltre, è chiamata a riflettere sulla destinazione delle armi costruite qui: ad esempio i Paesi che non rispettano i diritti civili possono essere, eticamente, compratori di armi? Su questo tema la Chiesa italiana si è interrogata in un convegno del gennaio scorso, convinta che questa urgenza scaturisca dalla riflessione sulla pace del cuore.
Ci sono ancora nodi irrisolti nella costruzione della pace in Italia?
Il nodo principale è quello dei diritti di tutti, in particolare l’istruzione, il lavoro e la sanità. La mancata attenzione a quanti sono ai confini della società, per i quali questi tre aspetti della vita non sono assicurati, comporta un peggioramento delle condizioni di sicurezza di tutti. Chi è vissuto orfano dei diritti non sarà in grado di accettare i doveri e questo non può che rendere più fragile la nostra vita sociale. È l’Eucaristia stessa a richiederci di avere attenzione ai diritti. Alla scuola dell’Eucaristia, che ci mette intorno alla mensa tutti assieme, impariamo poi a guardare con preoccupazione alle disuguaglianze sociali che sono in aumento, con il conseguente incremento delle povertà. In una società più preoccupata di escludere che di includere, alcune porzioni non vengono aiutate a crescere. Un’urgenza che ci priva anche di nuovi talenti, che occorrerebbe far crescere e valorizzare. Se si trascurano le condizioni di uguaglianza che l’Eucaristia ci insegna capiterà che a sempre più persone sarà impossibile lo sviluppo personale alla base della pace.
Nei 150 anni dall’unità d’Italia la Chiesa mette al centro il «sacramento della comunione». Qual è la relazione?
L’Eucaristia ci chiama alla fraternità. E chi si ciba dell’Eucaristia è in grado di resistere all’erosione di quell’insieme di relazioni di fiducia reciproca e di rispetto delle regole indispensabili per ogni convivenza civile.
L’Eucaristia nutre questa capacità, è una forza che ci aiuta a vivere l’integrazione di gruppi sociali diversi, che è caratteristica dell’unità d’Italia come pure del cammino europeo. Penso che l’Eucaristia ci aiuti, come dice Isaia, a spostare i paletti della tenda, ad allargare i confini. Ci spinge oltre i localismi e ci invita ad arricchirci delle reciproche differenze di cultura e tradizione.
E in Europa, quali nodi avrebbero bisogno della «scuola dell’Eucaristia»?
Uno di questi è la situazione ancora desolante della Bosnia-Erzegovina, che porta in sé gli strascichi di contrapposizioni culturali e politiche senza più senso, memorie che non passano. Sono tutti segni di una ferita che va sanata. Ma se allarghiamo l’orizzonte, le ferite delle comunità cristiane in Medio Oriente, specie in Iraq dove la libertà religiosa è messa a rischio, sono di fatto ferite dell’Europa.
Anche per questo il 31 dicembre ad Ancona per la Marcia della pace guarderemo a Oriente, rivolgendo l’attenzione ai confini che caratterizzano l’identità del nostro Continente: quel Sud segnato dalle difficoltà legate ai fenomeni migratori, quell’Est, vicino o lontano, dove l’Europa è chiamata a dare il suo contributo di pace, la cui base è, appunto, la libertà religiosa. Anche per questo abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione sulla situazione dei cristiani di Terra Santa. E poi, nel Vecchio Continente l’Eucaristia dev’essere stimolo anche per riflettere sull’integrazione delle minoranze.
Pax Christi è nata per riconciliare l’Europa divisa dopo la seconda Guerra mondiale. Oggi il continente può dirsi riconciliato?
Di certo è l’unico continente in cui culture, storie e lingue così diverse hanno tentato di collaborare e di cambiare assieme: e già questo è un grande segno di pace. Si pensi che fino a non molti anni fa era impensabile poter collaborare con le popolazioni slave dell’Europa orientale. Il fatto che popoli e nazioni un tempo divise da guerre e attriti oggi siedano attorno a un tavolo comune ha a che fare con il mistero dell’unità delle persone. Lo stesso mistero che i cristiani vivono quando si ritrovano attorno alla mensa eucaristica.
di Matteo Liut
da Avvenire del 12 dicembre 2010