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Congresso Eucaristico Nazionale - Ancona 3 - 11 settembre 2011
Un "Pane di vita" per le comunità 
Le diocesi italiane guardano ad Ancona, parla il Vescovo Caprioli
Entrare nel cuore della pastorale ordinaria delle diocesi italiane e aiutare le comunità locali a riscoprire l’Eucaristia come «motore» di tutte le proprie attività e spinta a rinnovare ancora una volta la propria vocazione missionaria nel mondo. Sarà questa, secondo il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Adriano Caprioli, presidente del Comitato per i congressi eucaristici nazionali, lo stile che dovrà contraddistinguere il cammino di preparazione al 25° Congresso eucaristico nazionale, in programma ad Ancona dal 3 all’11 settembre 2011 sul tema «Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana». Una riflessione, che Caprioli pone anche in vista del secondo incontro dei delegati diocesani al Congresso, in programma dal 25 gennaio prossimo. Il Congresso, a partire dai cinque ambiti di Verona, si propone di fare dell’Eucaristia il cuore della vita quotidiana. Come realizzare questo obiettivo?
Va sottolineato che questa scelta si pone in continuità con il Congresso eucaristico di Bari, anche se in quell’occasione si mise l’accento sull’Eucaristia domenicale. Ora si tratta di confermare quella dimensione, facendola interagire in modo più approfondito con la vita quotidiana, che non è affatto «vita banale», ma vita nella sua «concretezza», nella sua «serietà». La festa non deve essere percepita come un «punto d’arrivo», uno spazio vuoto che interrompe la settimana. Nell’ottica cristiana, e del convegno di Ancona, è necessario partire dalla domenica e dall’Eucaristia per dare un senso autentico agli altri giorni; anche fuori dagli spazi liturgici, quindi. Vorrei fare mie le parole dell’arcivescovo di Ancona-Osimo, Edoardo Menichelli, che, rispondendo a un giornalista, ha detto di preoccuparsi per i molti battezzati che non vanno a Messa, ma di preoccuparsi ancora di più per come escono dall’Eucaristia coloro che vi partecipano.Quali dimensioni della vita della Chiesa italiana il tema del Congresso solleciterà maggiormente?
Anche sotto questo punto di vista il Congresso eucaristico si inserisce all’interno di un cammino di Chiesa già avviato. Esso non è una parentesi, non è una distrazione ma una tappa di un itinerario che ha già avuto, ad esempio, un momento privilegiato nel Convegno ecclesiale di Verona.Quell’evento ci ha resi più consapevoli della distanza culturale tra la visione cristiana e la mentalità contemporanea. Su questa presa di coscienza sta il terreno sul quale il Congresso eucaristico è chiamato a fare un ulteriore cammino. A Verona, in particolare, anche grazie alle parole di Benedetto XVI è apparso chiaro che questa distanza non è da vivere come una fatalità ma come un’occasione di fare scelte di priorità nel nostro modo di essere Chiesa ed essere cristiani. Un richiamo che a Verona, ad esempio, è stato coniugato in maniera forte con la vocazione secolare dei laici, intesa come capacità di tutta la comunità cristiana di vivere gli spazi della vita quotidiana delle persone, nella scuola, nel lavoro, nell’impegno politico. È anche in questo nodo che si inserirà il contributo del Congresso di Ancona.Il tema dell’Eucaristia può affascinare ancora l’uomo di oggi?
Questo è un tema sul quale vale la pena riflettere. I dati sulla partecipazione all’Eucaristia domenicale non sono confortanti. Facilmente si potrebbe cadere nel pessimismo, ma questo non ci è permesso. A questo proposito rispondo con una testimonianza: nell’Anno Paolino ho partecipato a un viaggio sulle orme di san Paolo in Turchia. Là le chiese sono poche, a differenza di qua, eppure in quel Paese si assiste a un sempre maggiore interesse da parte dei giovani che chiedono di conoscere Cristo e il Vangelo. Le chiese, insomma, sono autentici luoghi di evangelizzazione. Quale segno maggiore di speranza? Non a caso al centro del Congresso è stata posta, come titolo, la domanda del capitolo 6 di Giovanni, «Signore da chi andremo», che mostra come Gesù, dopo aver soddisfatto la domanda a un bisogno materiale ha mostrato un «pane di vita» in grado di soddisfare domande ben più impegnative sull’esistere.La conclusione è che l’Eucaristia è affascinante di per sé, non può non coinvolgere, perché risponde proprio a questo desiderio di qualcosa che vada oltre i bisogni immediati. Una domanda che oggi esiste ancora, non si è assopita.Nei prossimi giorni ci sarà l’incontro dei delegati diocesani del Congresso: quali compiti attendono questi delegati?
Lo scorso giugno ai delegati, che rappresentavano quasi tutte le diocesi italiane, è stata fornita un’introduzione al Congresso, collocato anche nella storia di questi appuntamenti. Il secondo incontro, invece, offrirà un approccio più approfondito sui contenuti da trasmettere alle comunità locali in questa fase preparatoria. Poi verrà approfondito anche l’itinerario, scandito dalle cinque giornate sui cinque ambiti di Verona, che si è scelto di percorrere durante la settimana congressuale. E verrà messo in luce anche un altro aspetto importante del Congresso: la territorialità, con il coinvolgimento delle diocesi marchigiane di Ancona-Osimo, Fabriano-Matelica, Jesi, Loreto, Senigallia. Uno spazio verrà poi dedicato alla dimensione ecumenica del tema del Congresso. Questo incontro, infine, avverrà quasi in contemporanea con la riunione del Consiglio episcopale permanente della Cei, che invierà un messaggio ai delegati.Quali possono essere le modalità per coinvolgere da subito le comunità diocesane e parrocchiali nel cammino di preparazione al Congresso?
Non è facile, perché spesso le comunità hanno già agende piene. Però l’esperienza insegna che è necessario intercettare la pastorale ordinaria delle diocesi e soprattutto delle parrocchie. Se avverrà ciò sarà più facile coinvolgere le comunità e aiutarle a preparare il Congresso di Ancona, che offre l’opportunità di riflettere sul «cuore» della vita di una parrocchia: il rapporto tra Eucaristia, missione e testimonianza. In questo senso le parrocchie devono tornare a essere comunità di adulti che educano alla fede, come ricordano gli Orientamenti Cei per il nuovo decennio sull’educazione.Matteo Liut
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