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Eucaristia, carità e sport. Intervista al sociologo Sergio Belardinelli.   versione testuale

di Silvio Vitelli







Le iniziative che porteranno al XXV Congresso Eucaristico si susseguono sempre più numerose. L'ultima è un seminario di studio che si è svolto il 15 e 16 gennaio scorsi a
Loreto, dal titolo "Sport, carità e Eucarestia". Ne parliamo con uno dei relatori, il prof.Sergio Belardinelli, ordinario di Sociologia dei processi culturali dell'Università di
Bologna.

Cosa ha pensato quando ha saputo di un incontro incentrato su questi tre elementi,spesso ritenuti distanti tra loro?
 
In effetti il tema può sembrare persino stravagante, però l'Eucaristia richiama il sacrificio e credo che lo sport serva davvero, abbia dei valori in sè che sono molto vicini a quelli del Cristianesimo. Parlavo del senso del sacrificio. San Paolo aggiungerebbe la perseveranza nell'allenamneto. Inoltre il senso dell'onore e la bellezza della vittoria. Perfino le sconfitte sono un grande valore. A questo lo sport educa. Ci vogliono ovviamente dei buoni maestri, questo è il problema. Se dovessimo dire perchè è conveniente che i giovani pratichino lo sport non lo farei adducendo benefici fisici, questo lasciamolo dire ai salutisti. Le cose quando si fanno con passione raramente fanno bene alla salute però fanno bene, magari, a qualcos'altro.

Abbiamo detto che i valori dello sport sono vicini a quelli cristiani, ma possiamo fare anche il discorso inverso, cioè crede che il cristianesimo possa essere un incentivo e addirittura un motore per lo sport?

Io sono convintissimo che il Cristianesimo può persino imparare qualcosa dallo sport. Dobbiamo comunque che, per quanto lo sport possa essere bello e affascinante,
non è tutto. Io ho insegnato ai miei figli che lo sport è una metafora della vita aggiungendo sempre di fare attenzione a non trasformare la vita in una metafora dello sport. Purtroppo credo che in molti casi sia quello che sta avvenendo nel nostro tempo.
 
Storicamente il cristianesimo è stato un motore per lo sport, lei ha citato San Paolo, ma nella storia più recente, quella degli ultimi anni, vede qualche esempio?

Oggi lo sport si è un po' allontanato dalla parrocchie. Ci sono ancora degli oratori e alcuni esempi straordinariamente belli, però la temperie culturale che si respira anche negli ambienti sportivi non richiama il rigore, il sacrificio, la costanza negli allenamenti. Sorprende vedere dei ragazzini che oggi si avvicinano al calcio perchè pensano alle veline e al denaro. Questo alla lunga danneggerà lo sport.
 
Ha un desiderio, un consiglio, un augurio per il mondo cristiano?
 
Certo. Investire sullo sport sapendo che praticare lo sport per vincere è la cosa più bella e naturale che ci sia. Se poi si riesce a pensare che oltre a queste vittorie ce ne sono altre più importanti ancora, credo che sarebbe un bene per tutti.