Se sei così ti dico sì 

Genere: Commedia Regia: Eugenio Cappuccio Nazionalità: Italia Distribuzione: Medusa Durata: 100’
La terza prova di Eugenio Cappuccio in regia (dopo Volevo solo dormirle addosso, Uno su due) è probabilmente la meno compatta e la più convincente. Se sei così ti dico sì non è una commedia perfetta: narrativamente esile, talvolta didascalica (si veda la scena dell'elemosina), non scevra da cliché, soprattutto quando fa le pulci al mondo dello spettacolo. Forse non è neppure una commedia, perché la sua leggerezza flirta col dramma, si ricopre piena d'imbarazzi, rischia di perdersi. E' la sua forza. Merito anche del protagonista - un cantante di musica leggera all'apice del successo negli anni '80 e dimenticato subito dopo - che entra di diritto nella galleria dei migliori vinti del cinema italiano grazie alla maschera che un interprete poco utilizzato dai nostri registi (l'intenso Emilio Solfrizzi) ha saputo cucirgli addosso. La sua è una performance che non si dimentica, costruita tutta sullo sguardo, il gesto, la postura. Una pantomima della sconfitta, con più di un'affinità con il Tony Pisapia interpretato da Servillo ne L'uomo in più, se non fosse che quest'ultimo non si libererà mai da un destino sciagurato, mentre il primo percorrerà un cammino di riscoperta al fondo del quale ritroverà non il successo, ma se stesso. Cappuccio dimostra di avere acquisito nel frattempo una padronanza dello stile sconosciuta ai due film precedenti. Gioca sui contrasti, contrappone a una Puglia folcloristica ma vera una Roma scintillante ma posticcia, non forza la mano, trasforma in attrice anche Belen, pericolosamente prossima alla vita nella parte di una superdiva capricciosa, comunque più umana di tante altre figurine di contorno dello showbiz di casa nostra, giornalisti compresi. Si regala e ci regala una parabola sul riscatto che è come una boccata d'ossigeno in un'Italia ammalata di autolesionismo, e una commedia che non è una commedia, ma un film imperfetto, emozionante e bello.
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