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Il ragazzo con la bicicletta    versione testuale

Genere: Drammatico
Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Nazionalità: Belgio
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 87’


Il ragazzo con la bicicletta è un altro bel capitolo nella carriera dei fratellli Dardenne, da sempre interessati a raccontare gli stati di sofferenza delle relazioni umane con particolare riferimento a quelle parentali. Senza mai abdicare alla disperazione e, soprattutto, portando a casa ogni volta qualche premio (qui il Gran Prix di cannes dove, peraltro, hanno già vinto due Palme d'Oro). Il film è incentrato su un ragazzo di 13 anni abbandonato dal padre - il quale, parole sue, scarica il figlio perché deve ricominciare da zero - in una casa per l'infanzia. Come molti eroi ed eroine del loro cinema, Cyril sottovaluta però la forza dell'egoismo. Convinto ingenuamente che quello del padre sia solo un allontanamento momentaneo, inizia a cercarlo in sella a una bici (che gli sarà più volte rubata, a omaggio dei Ladri di biciclette e del neorealismo italiano, cui idealmente i due autori si sentono legati), fino a quando non andrà a sbattere, faccia e cuore, contro la crudele verità.
A questo punto i Dardenne optano per una biforcazione narrativa, dall'esito incerto: da una parte seguono il possibile percorso della disperazione di Cyril (è il nome del protagonista) mentre, solo e sconsolato, si lascia trascinare da cattivi maestri e brutte amicizie (incarnate nella figura dello spacciatore) che rischiano di perderlo definitivamente: dall'altra tracciano la sua parabola della speranza e del riscatto, conseguenze dell'amore totale e incondizionato di Samantha, una parrucchiera che ha deciso di prendere sotto la sua protezione il ragazzo e farle da mamma. L'incertezza su quale dei percorsi determineranno il finale del film è la sorpresa che lasciamo agli spettatori. Qui interessa soprattutto mettere in luce la coerenza poetica dei due registi, capaci di costruire profondi racconti morali con piglio verista e uno stile sempre affannato, nervoso.
Efficace come di consueto la direzione degli attori - Cècile de France è Samantha, Jèrèmie Renier il padre, mentre Thomas Doret è il piccolo protagonista, bravo ma mai veramente simpatico - e parsimonioso l'uso delle musiche (un unico tema sacro scandisce brevemente le tappe percorse da Cyril).
Di diverso rispetto al passato c'è semmai l'intenzione di realizzare un film più accessibile, meno sincopato dal punto di vista narrativo e più convenzionale sotto il profilo drammaturgico. Una scelta che lascia perplessa la critica, ma potrebbe giocare a favore di un accoglienza più vasta del loro cinema.
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