La Kryptonite nella borsa 

"E' un romanzo di formazione corale: tutti i personaggi inseguono un sogno ma si scontrano con la realtà. Però lo fanno senza perdere mai il gusto per la risata". Non ci potrebbero essere parole migliori di quelle usate dallo stesso Ivan Cotroneo per descrivere il suo La Kryptonite nella borsa, una favola in commedia (o viceversa) con cui lo sceneggiatore napoletano ha esordito alla regia, adattando il proprio romanzo. Tra le sorprese del concorso romano, La Kryptonite nella borsa è ambientato a Napoli all'inizio degli anni settanta e segue le peripezie di un bambino di nove anni, Peppino (il piccolo e bravo Luigi Catani), e della sua tormentata famiglia alle prese con una serie di stravolgimenti esistenziali: i genitori (I bene assortiti Luca Zingaretti e Valeria Golino) stanno vivendo una flessione di coppia e, dopo che la madre ha scoperto le scappatelle del marito, rischiano di mandare a rotoli la vecchia armonia familiare; gli zii (Carolina Crescentini e Libero De Rienzo) sono due giovani fricchettoni che abbracciano la nuova ventata libertaria e psichedelica che arriva dall'Inghilterra, portandosi appresso nelle loro avventure nella Napoli alternativa il piccolo e disadattato nipote; i nonni, icone granitiche della tradizione meridionale, non capiscono che cosa sta accadendo attorno a loro; mentre il cugino di Peppino, Gennaro, un "toccatello" che si crede Superman, finisce sotto un tram... Cotroneo vuol seguire le vicende di tutti i suoi personaggi - a cui andrebbero aggiunte anche quelle del poco deontologico psicanalista della madre (interpretato da Fabrizio Gifuni), dell'amica di famiglia (Monica Nappo) che porta Peppino al mare pure quando piove perché deve trovare un uomo da sposare, e dello zio intelligentone che dopo cinque anni di università non ha ancora dato un esame ("E' il primo e ci tengo a fare bella figura", spiegherà al nipote) - regalando un quadro a tutto tondo della sua Napoli in un momento storico molto particolare (i Figli dei Fiori, la psichedelia, il rock). L'operazione non gli riesce del tutto, perché molte storie le perde per strada, e anche il ritmo del film - nei primi venti minuti assolutamente travolgente - arranca di fronte al vizio del "melodrammismo" all'italiana, che in più di un'occasione sembra voler prendere la mano al regista. Ciononostante La Kryptonite nella borsa rivela una freschezza di linguaggio e un'adesione sentimentale al racconto ammirevole, sostenute da due-tre gag efficacissime (quella con i pulcini le batte tutte), da una precisa definizione del côté familiare, e dalla capacità di trasmettere attraverso alcuni significativi dettagli - evocativo e prezioso in questo senso il lavoro di Luca Bigazzi (fotografia), Lino Fiorito (scenografia) e Rossano Marchi (Costumi), per non parlare della colonna sonora (che spazia da Mina a David Bowie) - l'aurea di un tempo mitico (come il Superman evocato dal titolo) e inesorabilmente andato. La morale è che si cresce accettando i limiti propri e quelli degli altri. Ma il desiderio inconfessato è di poter tornare indietro, nell'infanzia che sogna una perfezione da favola.
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