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 Primo piano - 27 gennaio: Una Giornata per educare al rispetto delle minoranze rom  
27 gennaio: Una Giornata per educare al rispetto delle minoranze rom    versione testuale


26 gennaio 2012  Il 27 gennaio, come ogni anno, si celebra la Giornata della memoria. E’ la memoria dello sterminio di un popolo, di una minoranza, i rom, voluto da un regime razzista e persecutorio. E’ la memoria di una guerra che è stata accompagnata anche dalla volontà di uno sterminio di popoli ‘differenti’. E’ la memoria di come l’irrazionalità unita all’odio genera mostri. E’ una Giornata per non dimenticare, ma anche per educare. Educare a non considerare le persone come semplici numeri – come ha richiamato Benedetto XVI all’angelus per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2012; educare al rispetto delle persone e famiglie con culture e religioni differenti; educare al rispetto anche di minoranze. In occasione della Giornata della memoria 2012, la Migrantes ripropone la bella testimonianza di Ceija Stojka - una donna rom austriaca scampata allo sterminio nazista dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen - pronunciata davanti al S. Padre in occasione dell’udienza straordinaria riservata a oltre 2000 rom, l’11 giugno 2011:
“Mi chiamo Ceija Stojka.
Quando sono nata in Austria la mia famiglia contava più di 200 persone. Solo sei di noi sono sopravissuti alla guerra e allo sterminio. Quando avevo 9 anni fui deportata con la mia famiglia prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück ed a Bergen-Belsen.
Ero bambina e dovevo vedere morire altri bambini, anziani, donne, uomini; e vivevo fra i morti e i quasi morti nei campi. E mi chiedevo: perché? Che cosa abbiamo fatto di male? Sento gli strilli delle SS, vedo le donne bionde, le „Aufseherinnen“ (guardie/sorveglianti) con i loro cani grandi che ci calpestavano, sento ancora l´odore dei corpi bruciati.
Come posso vivere con questi ricordi?! Come posso dimenticare quello che abbiamo vissuto?!
Non è possibile dimenticarlo! E l’Europa non deve dimenticarlo!
Oggi Auschwitz e i campi di concentramento si sono addormentati, e non si dovranno mai più svegliare. Ho paura però, che Auschwitz stia solo dormendo
Per dire la verità: non vedo un futuro per i Rom. L’antigitanismo e le minacce in Ungheria, ma anche in Italia ed in tanti altri posti mi preoccupano molto e mi rendono triste triste!
Ma vorrei dire che i Rom sono i fiori in questo mondo grigio. Hanno bisogno di spazio e di aria per respirare.
Se il mondo non cambia adesso, se il mondo non apre porte e finestre, se non costruisce la pace – la pace vera! – affinché i miei pronipoti (il quarto nascerà fra alcuni mesi) abbiano una chance a vivere in questo mondo, allora non so spiegarmi il perché sono sopravissuta ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Ravensbrück.
Oggi vedo qui riuniti tante sorelle e fratelli Rom e Sinti da tutta Europa insieme al Papa: questa è un’immagine di gioia e di speranza per il futuro!”