Mentre qualche giorno fa é scattato lo sgombero del campo rom nell'area ex Enel di via Rubattinoa Milano, esce in libreria il volume “Quel virus chiamato rom” (edizione in dialogo), scritto da Silvio Mengotto e che racconta, giorno dopo giorno, quanto visto nell'arco di due anni all'interno di un campo nomadi alla periferia del capoluogo lombardo
L’altra notte sono bastati 38 minuti per il trasloco delle famiglie sinte veneziane nel nuovo Villaggio di via Vallenari. Lo ha reso noto il comandante generale della Polizia municipale di Venezia, Marco Agostini, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della conferenza stampa sulla candidatura di Venezia alle Olimpiadi 2020. “Le operazioni, concordate con la Polizia di Stato - ha detto Agostini - hanno visto all'opera quarantasei agenti. Sono iniziate alle ore 0,25 di questa notte e si sono concluse dopo 38 minuti: la colonna di circa 90 autovetture ha infatti impiegato poco più di mezz'ora per raggiungere il nuovo insediamento.
Con una lettera circolare, recapitata a tutte le Dirigenze didattiche di ogni scuola di qualsiasi ordine e grado della provincia di Novara, il Dirigente scolastico provinciale Giuseppe Bordonaro, coadiuvato dalla funzionaria del Provveditorato Maria Grazia Albertini, ha ordinato la schedatura di tutti gli alunni di nazionalità straniera, di quelli che hanno almeno un genitore straniero e quindi la doppia nazionalità, nonchè di tutti i figli di Rom e Sinti ivi compresi quelli italiani.
Giovedì mattina i bambini della scuola elementare Elsa Morante di via Pini a Milano non hanno trovato sui banchi i loro compagni rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell'ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori.
Con noi Rom è inevitabile parlare di integrazione, tutti ne parlano. É da almeno 10 anni che anche noi qui a Pisa siamo gli “oggetti” da integrare: abbiamo visto passare sopra le nostre teste tante persone, associazioni, Fondazioni, operatori, esperti… tutti pronti a lanciare su di noi la loro ricetta miracolosa, con l’obiettivo di portarci alla meta della desiderata integrazione. Noi abbiamo cercato di “cambiare”, era la condizione per far parte del progetto “Città sottili”.