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 Articoli Migranti-press - 2007 - Invasione di Rom? Migrantes: «Non alimentare gli allarmismi» 
Invasione di Rom? Migrantes: «non alimentare gli allarmismi»   versione testuale

(Migranti-press nr. 1 - 30.12.2006 - 05.01.2007)
 
Milano (Migranti-press) - «Invasione dei romeni? Ondate di Rom in arrivo? Si tratta di allarmismi inutili: attendiamo di vedere come si sviluppa il fenomeno», invita monsignor Piero Gabella, responsabile della Fondazione Cei Migrantes della pastorale dei Rom e Sinti, che stigmatizza le previsioni di forti pressioni migratorie in conseguenza dell’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea. «Gli allarmismi - insiste - fanno nascere paure nella gente, che poi interpreta i fatti in modo poco cristiano. Occorre abbassare i toni e vedere cosa accade realmente. Se vogliamo l’Europa, l’allargamento, bisogna accogliere i Paese membri e le loro minoranze». Soprattutto nei confronti dei Rom, prosegue Gabella, i pregiudizi sono vivi e diffusi, anche nelle parrocchie e comunità cristiane, «che dovrebbero sentirsi non minacciate ma arricchite, lasciandosi interpellare dalle diversità: rappresentano un invito a riesaminare la nostra fede e il confronto con esse è sempre un modo di guardarci dentro. Purtroppo siamo ancora poco attrezzati e poco ascoltati su questo versante».
In uno scenario simile, i Rom rischiano di essere ancora una volta “un capro espiatorio”. Lo sostiene monsignor Gabella e lo conferma l’équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, coordinato da Franco Pittau. Innanzitutto, le cifre: i Rom costituiscono poco più del 10 per cento della popolazione in Romania, circa 2 milioni e mezzo di persone su 23 milioni di abitanti. «In passato, godevano di condizioni migliori rispetto agli ultimi anni, durante i quali sono state discriminate soprattutto le comunità delle periferie, vittime di un’urbanizzazione forzata», riferisce Antonio Ricci, della redazione centrale del Dossier. Attualmente presso il Parlamento romeno i Rom hanno un solo rappresentante di 40 comunità: come la storica minoranza italiana, che conta però 3.000 persone. Quindi i Rom non godono di un’immagine positiva nel loro Paese: «Spesso, quando arrivano notizie negative che riguardano i romeni, si tende a far ricadere la responsabilità dell’accaduto sui Rom: negli anni ‘90, ad esempio, alcuni Rom furono coinvolti nella tratta di disabili e di bambini mendicanti, ma i fatti furono strumentalizzati per criminalizzare tutta la comunità», osserva Ricci.
 
Per il Dossier, comunque, non bisogna attendere una forte ondata migratoria da parte di Rom. Piuttosto, occorre guardare a quei “pendolari” che vengono nel nostro Paese (ma anche in Spagna, Ungheria e Germania) per guadagnare e poi reinvestire nel proprio Paese. Che vanta una crescita del 5-6 per cento del Pil, un calo della disoccupazione e un’attrazione crescente per l’economia di consumo, con relativa apertura di negozi. Secondo la Caritas italiana «l’andamento degli ultimi anni può far pensare a una pressione migratoria di circa 60.000 lavoratori. Anche la questione dei nomadi - rispetto alla quale la Caritas è impegnata attivamente sia sul piano dell’accoglienza che su quello del confronto istituzionale - evidenzia aspetti complessi che richiedono un’attenta considerazione delle disposizioni a livello europeo, ricordando che l’applicazione delle leggi e la sicurezza sono valori condivisi anche dalla maggior parte degli immigrati».