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Lunedì 2 Febbraio 2026
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 Articoli Migranti-press - 2007 - Nel mondo dei Sinti: un avvenimento che è molto di riflessione 
Nel mondo dei Sinti: un avvenimento che è motivo di riflessione   versione testuale

 (Migranti-press nr. 2 – 06-12.01. 2007)
 
Testimonianza
 
 
                                                                                                                                     
Brescia (Migranti-press) - Siamo nella seconda metà di dicembre 2006. Una famiglia (in senso allargato) dei Sinti di Lombardia è stata colpita da un lutto improvviso e per questo fortemente drammatico. Un uomo (50 anni), sposato e padre di 4 figli, è morto improvvisamente per ictus cerebrale. L’emozione è stata grandissima e tutti i Sinti, come tradizione in questi casi, sono accorsi a fare visita e partecipare al lutto della famiglia.
Immediatamente ci si è trovati di fronte a un fatto che ha superato per importanza la tragedia stessa della morte. Solitamente, una disgrazia come questa fa emergere la solidarietà sulle questioni che dividono, in questo caso, un fatto si imponeva come motivo di divisione e di scontro all’interno dello stesso gruppo familiare. La moglie e la figlia maggiore del defunto erano “convertite ai Vangelisti”, più comunemente detti pentecostali, mentre il resto dei familiari, compreso il defunto, erano rimasti di confessione cattolica. La moglie che al momento del dramma aveva chiamato il Pastore vangelista per la preghiera, ha voluto, appoggiata dai famigliari “convertiti”, che tutto il rito del funerale fosse celebrato secondo le usanze dei vangelisti.
Ricevuta la notizia del decesso anch’io desideravo fare visita per un ultimo saluto. Conoscendo la situazione, ho avvertito e ottenuto il gradimento del capofamiglia dalla parte del defunto e sono arrivato all’obitorio mentre il pastore stava facendo la preghiera di commiato. Ero mortificato per la mia esclusione dal rito funebre (conosco bene la famiglia, ho vissuto accampato con loro parecchie volte, ho celebrato i funerali di tutti i loro parenti) ed il risentimento stava prendendo il sopravvento.
In passato, per casi analoghi, i parenti avevano sempre trovato una soluzione di compromesso che dava soddisfazione ad entrambe le confessioni sia cattolica che vangelista in questo modo: poco prima dell’ora stabilita per la partenza del funerale, iniziavano la preghiera i vangelisti, quindi il sacerdote cattolico apriva il rito e si formava il corteo verso la Chiesa. Si celebrava la S. Messa e, sempre il sacerdote, accompagnava la salma al cimitero, dove, conclusa la preghiera finale, lasciava il posto al gruppo di preghiera vangelista che con i canti propri accompagnava la salma fino alla tumulazione. Questo succedeva nel caso che il defunto fosse cattolico e i membri delle famiglie coinvolte fossero in parte cattoliche e in parte pentecostali.
Questa volta invece i vangelisti si sono comportati come se la parte cattolica non esistesse. Il giorno dopo il funerale sono stato contattato da una zia del defunto che mi ha letteralmente scongiurato di andare al più presto al cimitero per celebrare una messa in suffragio del nipote. I suoi toni erano accorati e molto risentiti per come si era svolto il funerale e non mancavano accenni di risentimento nei confronti dei familiari di credo vangelista. Sono andato per la celebrazione al cimitero ed ho trovato una massiccia presenza di Sinti e devo dire che mi ha meravigliato la loro attenzione e partecipazione mai riscontrata prima.
 
E ora una riflessione.
 
Mi sarebbe piaciuto, durante la celebrazione al cimitero, attizzare i presenti contro i vangelisti. Avrei avuto terreno fertile per le mie invettive perché i loro animi erano offesi per l’accaduto. Avevo anche una buona giustificazione per farlo in quanto il defunto era a tutti gli effetti cattolico e non avrei subito drammi di coscienza.
C’era però un problema: Il mio intervento avrebbe scavato più in profondità il solco di divisione che era già presente in queste famiglie per la diversità del credo. Una delle priorità pastorali che mi sono posto, è un paziente e quotidiano lavoro per superare ciò che divide soprattutto le famiglie.
Inoltre mi sarei comportato, come spesso succede e in questo caso è successo, durante la preghiera di commiato all’obitorio, di sentire parole atte a screditare “gli altri” per affermare la bontà di se stessi. Mi è capitato di vivere questo atteggiamento in altri momenti e con altre confessioni religiose compreso quella cattolica. Il fatto di parlar male degli altri per accreditare se stessi come la verità è riprovevole comunque, ma nella religione diventa scandaloso e disgustoso. Sono convinto che Dio non ha bisogno di questo tipo di fedeltà per essere onorato e adorato. La verità del Vangelo si dimostra con la vita più che con le parole, soprattutto quelle malevoli.
Ho deciso allora di attenermi alle letture proprie del tempo di preparazione del Natale e alla bontà di Dio che sa capire ogni espressione, purché sia fatta con retta coscienza e con fede. È interessante che i vangelisti preghino e con convinzione, che si impegnino per migliorare il loro percorso. La loro fede ha comunque ottenuto un ottimo risultato anche fra i cattolici. Si sono per così dire, risvegliati. Pochi giorni dopo ho ricevuto da un giovane sposo l’invito a celebrare una messa per i defunti in preparazione al Natale. Ha fatto tutto lui da solo, compresi gli inviti. Il 23 alle nove mi sono trovato in una chiesa della città una sessantina di uomini che hanno partecipato alla celebrazione e ne sono usciti entusiasti riproponendosi di farla diventare una tradizione. Per chi conosce i Sinti, sa che la presenza di uomini in chiesa è già di per sé un miracolo.
Non posso dire cosa riserverà l’avvenire, ma quanto sta accadendo ci interpella e richiede scelte nuove che aprano al futuro cercando di sostenere l’unità di questa piccola minoranza soprattutto in ciò che riguarda la famiglia. Lasciamo ciò che ci divide e concentriamoci su ciò che ci unisce, direbbe papa Giovanni XXIII, il Papa Buono. (Mons. P. Gabella)