Articoli Migranti-press -2007- Patti di sicurezza: no alla ghettizzazione dei nomadi
Patti di sicurezza: no alla ghettizzazione dei nomadi Appunti del Direttore Nazionale della pastorale per Rom e Sinti
(Migranti-press nr. 21 – 19 - 25. 05.07)
ROMA (Migranti-press) - Nei giorni scorsi a Roma, Milano e Torino sono stati presentati, da parte del Ministero dell’Interno, i cosiddetti “patti di sicurezza”. Alle tre metropoli italiane seguiranno altre aree metropolitane. I piani finora firmati prevedono fra l’altro, uomini di polizia, sistemi di video-sorveglianza, contenimento dei campi rom e la costruzione di centri di accoglienza per ospitarli. Sull’argomento interviene mons. Piero Gabella, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Rom e dei Sinti della Fondazione Migrantes che parte da un detto dei Sinti lombardi “Quando un gage’ (un non zingaro) fa qualcosa per te stai sicuro che lo fa per se stesso”. Questo detto, secondo il sacerdote, si addice “chiaramente” a quanto sta avvenendo in questi giorni in Italia con i “patti sulla sicurezza” che prevedono, fra l’altro, nelle periferie, la costruzione di campi dove confinare migliaia di nomadi. “É la classica risposta - afferma don Piero - che non tiene in considerazione la realtà storica dei Rom e dei Sinti. Si prendono delle decisioni in momenti di emergenza che non si addicono ai principi democratici che noi professiamo. Queste decisioni favoriscono un clima di intolleranza verso questo popolo al quale hanno favorito anche i mass-media proponendo all’opinione pubblica non tanto il fatto nella sua gravità (doveroso da pubblicare) ma distorcendo la notizia insistendo sull’origine, la nazionalità e l’appartenenza etnica degli autori. Ciò spiega perché l’opinione pubblica non senta la gravità dei provvedimenti che stanno per essere attuati”.
“I nomadi - continua il sacerdote - hanno una storia ed una cultura che seppur diversa dalla nostra ha lavorato nel corso degli anni per far crescere in sè i valori positivi, e contenere per quanto possibile, le deficienze e gli errori. Ogni popolo compie questo cammino e i Sinti e i Rom non fanno eccezione. Se noi, come è successo con i campi sosta, obblighiamo le persone che hanno un loro proprio cammino ad entrare in schemi abitativi da noi progettati e pensati, è certo che andremo ad intaccare, o più verosimilmente a distruggere, il cammino e gli equilibri raggiunti”.
Sotto questo punto di vista i Sinti e i Rom sono una minoranza “ferita” in quanto “ogni volta che hanno costruito degli equilibri e che hanno permesso al bene di svilupparsi e di contenere il male, altri, con decisioni autoritarie, senza conoscenza di questi intimi meccanismi, hanno distrutto la loro crescita. Oggi possiamo ritenere che questo ‘popolo’ subisce ulteriori interventi che aggravano la sua malattia e quando, fra qualche anno, ci accorgeremo del degrado, la colpa non cadrà sulle nostre scelte, ma come sempre nella storia, su questa minoranza sfortunata”.
La domanda conclusiva del rappresentante della Migrantes è: se dovessero cambiare le amministrazioni comunali che fine faranno questi progetti? Se restano a metà che ne abbiamo fatto dei soldi spesi? L’esperienza insegna…”.