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Lunedì 2 Febbraio 2026
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 Articoli Migranti-press - 2010 - I Rom in Europa 
I Rom in Europa   versione testuale
In Montenegro il convegno del Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari
(Migranti-press nr. 14 – 03-09. 04. 2010)
 
 
TIVAT  (Migranti-press) - Quest’anno l’incontro annuale del C.C.I.T. (Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari) si è svolto a Tivat, in Montenegro, nella diocesi di Kotor, una parte del Montenegro particolarmente bella e suggestiva.
L’incontro, con la partecipazione di circa 120 persone, tra vescovi, religiosi, sacerdoti, laici, rom e gagè, provenienti da diverse nazioni europee: Albania, Austria, Belgio, Svizzera, Cechia, Germania, Francia, Ungheria, Croazia, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ucraina, Spagna e Montenegro, è cominciato venerdì 19 marzo con una preghiera comune e una cena conviviale.
Sabato mattina l’introduzione di Mons. Piero Gabella, dopo il saluto locale, ha sottolineato la difficile situazione a livello europeo, dove tanti episodi di discriminazione nei confronti degli zingari sono spesso vissuti dal resto della cittadinanza come la normalità quotidiana. Si è introdotto quindi il titolo del convegno: “Ascoltare Dio e ascoltare gli zingari”.
La prima relazione è stata tenuta da Albert Peter Rethmann di Francoforte sul tema “Una fede che si incultura”. La sua riflessione è partita dalla nostra appartenenza cristiana che non fa distinzioni, come dice San Paolo nella Lettera ai Galati e non alza muri o barriere. Rethmann sottolineava il senso dell’essere in missione e la missione come dialogo. Nella sua riflessione si è soffermato su un’esperienza di pastorale con i Rom in Cechia e Slovacchia, facendo presente come vi sia da una parte il problema dell’esclusione della popolazione Rom, ma anche come sia necessaria una maggiore conoscenza e comunicazione e collaborazione.
É necessario che vi siano dei “mediatori” che facciano da tramite con le parrocchie, con le chiese locali e con le altre organizzazioni presenti nel territorio. Il primo passo da fare è sempre l’amore e l’attenzione affinché i Rom vivano in modo dignitoso, solo così si potrà trovare un cammino anche all’interno della Chiesa. Dopo una prima riflessione in gruppi di lavoro interlinguistici il convegno è continuato nel pomeriggio con la lettura del messaggio del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e Itineranti, letto da Suor Alessandra Panzer.
In questo messaggio si sottolineava l’importanza dell’ascolto, termine presente nella Bibbia molte volte, che ci porta a favorire l’arte del prestare attenzione alle relazioni umane.
L’ascolto ed il rispetto, l’attenzione alla persona umana, che richiede una continua disposizione al servizio nella carità. Il saluto sottolineava, inoltre, come l’amore di quanti sono al fianco degli zingari permette di udire la loro voce, di meglio conoscerli ed essere accanto a loro con rispetto e umiltà. Solo accanto agli zingari si può capire quanto sia necessaria maggiore giustizia e rispetto per la loro dignità, identità e cultura e questo richiede una fede simile a quella di Abramo che va “contro ogni speranza”. La relazione di Leon Tambour continuava la giornata attraverso una riflessione personale facendo da una parte un discorso storico a livello Europeo sulla presenza e la situazione dei Rom e ponendo alcune domande per il futuro. Non si può non tener conto di un’evoluzione nella storia e nel cammino dei Rom, ma, d’altra parte, si deve tener conto anche della difficoltà da parte dei Rom di far sentire la loro voce come minoranza. L’approccio pastorale verso i Rom deve tener conto delle nuove aspirazioni di giustizia e di dignità e dei loro sforzi per esprimere questo e deve cominciare così un nuovo processo di ascolto, sia nella società che nella Chiesa. Non si deve solo ascoltare la voce dei Rom, ma anche capirla e tener conto della loro mentalità. Tambour si poneva la domanda di come accompagnarli e aiutarli a far sentire la loro voce e operare un dialogo che dia frutti. L’ultimo intervento assembleare è stato quello che spiegava l’esperienza di un Rom della Slovacchia e la sua vocazione sacerdotale all’interno della Chiesa e come il suo cammino è stato accompagnato ed ascoltato.
Don Ivo Coric, direttore della Caritas locale ha descritto la situazione dei Rom del Montenegro, come una piccola realtà povera ed emarginata a cui si sono avvicinati con amore cristiano.
Dalle diverse relazioni ed interventi dei due giorni di lavoro è nato il lavoro divisi in gruppi linguistici che quest’anno erano nove e si sono articolati in due diverse giornate. Il lavoro in gruppi è stato particolarmente intenso e lo scambio di esperienze ha portato ad un momento di sintesi finale da cui è emerso come l’ascolto sia un dono e come la Chiesa debba avere le porte aperte, come sono aperte le case dei Rom. É necessario, inoltre, che i Rom siano in primo luogo considerati come persone e uomini, con pari dignità per poter essere ascoltati. Leon Tambour, alla fine, rispondendo ad alcune delle domande che i gruppi hanno posto ha sottolineato come la nostra vocazione sia l’amore per i Rom che deve essere reso visibile e credibile. Ma naturalmente vivere il Vangelo non può essere scisso dal tener conto della situazione umana, tanto più se la situazione umana è particolarmente difficile. Alla fine un Rom ungherese ha raccontato come la sua esperienza pacificatrice, in un villaggio ha rappresentato un segno importante di dialogo e di conoscenza.
La sua mitezza, il suo parlare davanti ad un uomo “gagè” che urlava contro i Rom per spaventarli e cacciarli dal paese, ha disarmato quest’uomo che oggi è divenuto un suo amico e rispetta i Rom. É un esempio di come a volte i Rom stessi possano in prima persona vivere la cultura dell’amore. Il convegno oltre a momenti di discussione è come sempre stato accompagnato da momenti di convivialità ed amicizia. Il prossimo convegno si terrà probabilmente in Olanda in una città ancora da definire. Sono state comunicate inoltre alcune novità interne al Comitato, tra le quali quella della creazione di un “senato di anziani” che avrà la cura di tenere vivo lo spirito originale del C.C.I.T. (S.Placidi)