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Lunedì 2 Febbraio 2026
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 Articoli Migranti-press - 2010 - Benedetto XVI: â01CAccogliere le legittime diversità umaneâ01D 
Benedetto XVI: "Accogliere le legittime diversità umane"   versione testuale
Alcuni commenti dopo gli sgomberi in Francia
(Migranti-press nr. 35 28.08 - 03.09.2010)
 
ROMA (Migranti-press) – “Tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza”. Parlando in francese, dopo la recita dell’Angelus di domenica 22 agosto, Papa Benedetto XVI ha sottolineato che la chiamata universale alla salvezza rappresenta anche “un invito a saper accogliere le legittime diversità umane”, seguendo Gesù “venuto a riunire gli uomini di tutte le nazioni”. Sempre in francese, il Papa ha invitato i genitori ad educare i loro bambini alla fratellanza universale. Una affermazione, quella del Papa, a pochi giorni dal rimpatrio, deciso in luglio dal Presidente Sarkozy, dei nomadi presenti in Francia dove vivono circa 15mila nomadi provenienti dall'Europa dell'Est, soprattutto dalla Romania.
“Queste persone stanno lasciando la Francia su base volontaria, in cambio di un contributo di 300 euro a persona”, ha detto il Ministro francese dell’Immigrazione, Eric Besson.
Le parole del Papa di domenica 22 agosto hanno avuto un forte impatto sul “Paese della laicità”, aprendo un dibattito anche riguardo alla legittimità degli interventi della Chiesa sulle questioni politiche. “È normale che la Chiesa si schieri dalla parte delle popolazioni fragili”, ha detto mons. Hippolyte Simon, Vicepresidente della Conferenza Episcopale di Francia, a chi nel “Paese della laicità” si sta chiedendo se è legittimo che la Chiesa intervenga nel dibattito pubblico e, in particolare, sulla politica del Presidente Sarkozy riguardo alla popolazione Rom. Gli interventi di questi giorni - spiega mons. Simon - si rifanno “alla dottrina sociale della Chiesa e al Vangelo, nel quale è scritto: ‘Ero straniero e mi avete accolto’” per cui la Chiesa “svolge il suo ruolo quando attira l’attenzione dei poteri pubblici sulla necessità di accogliere e proteggere le persone che spesso vivono in situazione di forte precarietà”. “Sia chiaro - aggiunge il vescovo - la Chiesa non si sostituisce ai poteri politici quando si fa eco di persone che hanno difficoltà a farsi sentire. Pertanto, non ci deve essere confusione di ruoli, solamente la volontà di farsi portavoce di persone che nessuno ascolta”. Riguardo al timore di perdere una parte dei cattolici, il vescovo risponde: “La dignità umana non può dividere”. Il card. Andrè Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dai microfoni dell’emittente francese “Europe1” ha denunciato che nel Paese si è sviluppato un “clima malsano”, una sorta di “escalation verbale tra differenti posizioni”, una vera e propria “opposizione tra chi appare più schierato verso la sicurezza e chi invece su questo tema ha un approccio più morale”. “Ritengo – ha aggiunto - che in una società civile e pacificata, questa opposizione debba svilupparsi in maniera serena e senza colpi di mano”. L’arcivescovo ha assicuraro quindi che non c’è alcuna rottura tra il mondo cattolico francese e il governo. La Chiesa ha semplicemente indicato “i grandi orientamenti della morale cristiana che è poi morale profondamente umana” e che richiama l’Europa ad “una più grande solidarietà” verso popoli che “se arrivano da noi, è perché hanno bisogno di qualcosa”. Si tratta di “una esortazione – ha proseguito l’arcivescovo - che si rivolge a tutti” e che “è segno distintivo della speranza che l’uomo è capace di superare il suo egoismo”. Il 31 agosto il cardinale ha incontrato, in nome di un “dialogo costante e regolare” il Ministro dell’Interno francese Brice Hortefeux in seguito alle critiche che la Chiesa aveva espresso sulla politica delle espulsioni.
“I nostri interventi - ha detto il cardinale all’uscita dell’incontro - non si situano in ambito politico. Non abbiamo intenzione di attaccare il Presidente della Repubblica, né il Ministro dell’Interno, né qualsiasi altro Ministro. Le nostre preoccupazioni ci arrivano da un certo numero di casi in parecchie regioni della Francia dove le popolazioni Rom vivono in situazioni di miseria e di grave precarietà”. Situazioni verso le quali “i cristiani hanno espresso la loro emozione”.
“Non è nostra intenzione - ha proseguito il cardinale - suscitare scontri politici ma trovare soluzioni giuste per le persone coinvolte. Si tratta quindi di aiutare queste persone a uscire da quelle situazioni”. Nessuna svolta quindi “interventista” nella politica della Chiesa cattolica di Francia rispetto alla vita politica del paese. É certo però - ha subito aggiunto l’arcivescovo - che “se l’azione politica riguarda e tocca ambiti importanti per la vita umana, allora noi offriamo la nostra posizione”.
Dalla Romania, un allarme è stato lanciato dal vescovo di Iasi, mons. Petru Gherghel, responsabile per la pastorale dei migranti della Conferenza Episcopale Romena. “L’espulsione dei Rom - dice - non è una soluzione. Si corre il rischio di non riconoscere più ai Rom alcuna cittadinanza e che vengano emarginati e cacciati via da una parte all’altra”. In una nota pubblicata dalla diocesi di Iasi, mons. Gherghel ricorda che i problemi collegati all’immigrazione appartengono a tutti e invita le autorità a cercare e attuare dei programmi che aiutino i Rom ad integrarsi.
“L’accoglienza - aggiunge il vescovo, richiamando le recenti parole del Papa - deve mobilitare tutti, non solo i cattolici”. Mons. Gherghel ricorda le iniziative pastorali che la Caritas e le varie associazioni svolgono per promuovere la solidarietà cristiana e umana. “Nella Chiesa e nella società - conclude - tutti devono avere un posto. Ogni uomo gode della stessa dignità e degli stessi diritti e nessuno può essere escluso”.
Critiche alla politica francese anche dal segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, mons. Agostino Marchetto, che in una intervista alla Radio Vaticana ha detto che le espulsioni “non possono essere collettive”.
“Naturalmente - ha aggiunto - lì c'è una valutazione sulla sicurezza, quando si vuole spingere l’acceleratore su questo punto, che intende creare una certa opinione pubblica. In ogni caso questo smantellamento dei campi, dall’inizio di agosto, ha creato sicuramente una situazione di non libertà. E aggiungo che in Francia esiste una legislazione che obbliga i comuni che superino i 5 mila abitanti a creare delle zone protette e a disposizione di quelle che loro chiamano - appunto - ‘gens de voyage’ e che noi chiamiamo ‘rom’ e ‘sinti’ eccetera, per cui la Francia stessa si trova a non aver adempiuto ad una legge che è stata creata proprio per proteggere queste persone e perché non ci siano i campi illegali. Quindi, evidentemente dev’essere considerato quello che c’è a monte…”.
La “questione-zingari” è una questione “grave per l’Europa - ha spiegato mons. Marchetto - perché si tratta del più numeroso gruppo minoritario in Europa: si tratta di almeno 12 milioni di persone tra cui cinque milioni di bambini che dovrebbero andare a scuola… Sono tutte realtà importanti per l’Europa di oggi e di domani…”. Sempre alla Radio Vaticana è intervenuto mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, secondo il quale occorrerebbe verificare se questi rimpatri “sono legittimi e da quanto è stato detto dalla Commissione Europea, sono illegittimi perché riguardano sostanzialmente persone che hanno il diritto di movimento in Europa e d’insediamento. Questi rimpatri, vanno a toccare soprattutto una popolazione, la popolazione Rom indistintamente, senza invece, valutare con attenzione quali sono i problemi”.
“L’azione che avviene contro i Rom oggi - ha aggiunto mons. Perego - non è un’azione di politica migratoria - non dimentichiamo che anche in Italia, l’80% dei Rom è italiano - ma è una politica discriminatoria nei confronti di una popolazione, che sostanzialmente, non si è riuscita a gestire attraverso canali che sono soprattutto di tipo sociale, di tipo scolastico, di accompagnamento; anche la tutela di una popolazione che ha subito fortemente la modifica di una società agricola industriale”.