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Lunedì 2 Febbraio 2026
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 Articoli Migranti-press - 2010 - Oltre il pregiudizio 
Oltre il pregiudizio   versione testuale
Storie di accoglienza e speranza
(Migranti-press nr. 36  04-10. 09. 2010)
 
MILANO (Migranti-press) - Sulle recenti espulsioni dei Rom decise dal Presidente Sarkozy le parole di Benedetto XVI all’Angelus (del 22 agosto scorso, n.d.r.), lette in lingua francese, sono un segnale forte e un appello ad educare i figli alla fratellanza universale come strada da seguire: “Tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. È anche un invito a sapere accogliere le legittime diversità umane, al seguito di Gesù venuto a riunire gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le lingue. Cari genitori, possiate educare i vostri figli alla fraternità universale”. Ritorna il tema educativo dell’accoglienza. Un cammino non facile, ma che può essere percorso con risultati impensabili e sorprendenti anche nei confronti dei Rom. Così è successo a Milano dove, dopo lo sgombero nel novembre 2009 di un campo abusivo di via Rubattino, sono stati avviati, inventati percorsi d’integrazione possibili, inserimenti abitativi, sociali e scolastici, itinerari d’accompagnamento all’autonomia grazie a borse lavoro e di studio, che hanno coinvolto non solo i Rom ma anche cittadini, associazioni, maestre e volontariato.
 Un clima diverso avvertito anche dall’Arcivescovo della diocesi ambrosiana, card. Dionigi Tettamanzi. Nella lettera alla città, letta a sant’Ambrogio (8 dicembre 2009), l’arcivescovo affermava: “Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie Rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l’aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell’inserimento a scuola - già da tempo avviato - dei bambini. La risposta della città e delle istituzioni alla presenza dei Rom non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive”. Anna Cossovich conosce la realtà dei Rom e ricorda lo sgombero di via Rubattino; nella lettera pubblicata su “Avvenire” (14 agosto 2010), dice: “Non si possono sgomberare delle famiglie intere senza dare loro delle alternative valide, e di conseguenza negare di fatto il diritto allo studio dei bambini”.
Una conoscenza che si fa spessore di vita: “Questi bimbi e le loro mamme hanno preso forma, hanno avuto dei nomi e delle facce, hanno raccontato le loro storie crude e io insieme ad altre mamme e maestre di alcune scuole della zona e ai volontari della Comunità di Sant’Egidio che da tempo seguono queste e altre famiglie Rom abbiamo fatto cerchio intorno a loro, li abbiamo aiutati nell’emergenza della fame e del freddo, abbiamo imparato a conoscerli, abbiamo ottenuto la loro fiducia”. Per la settima volta consecutiva don Massimo Mapelli, della Casa della Carità, ha accompagnato quest’anno più di 60 ragazzi Rom nella vacanza marina di Pomaia, presso una casa messa a disposizione dalla diocesi di Pisa.
“Quando i ragazzi sono fuori dal sistema ‘ghetto’ (il campo) - dichiara don Mapelli - si può davvero lavorare bene con loro. Dal rispetto del luogo dove erano ospiti, al rispetto delle persone. Spiegando alla gente chi erano questi ragazzi Rom abbiamo ricevuto accoglienza, non problemi”. Proprio nel quartiere Rubattino Guido Maffioli, 39 anni, papà milanese di tre bambini in età scolare, ha conosciuto Florin, un papà Rom. Anche la sua famiglia venne sgomberata nel novembre 2009. Grazie all’interessamento di volontari ha avuto una casa.
“L’accoglienza - dice Maffioli - è arrivata da parte di famiglie dei compagni di classe degli stessi bambini e da tanti cittadini del quartiere: il frutto di concreti percorsi d’integrazione troppo spesso bruscamente interrotti dalle ruspe. Florin e la sua famiglia sono ospitati prima dal parroco della vicina via Padova, poi trovano una vera casa in affitto, con l’aiuto degli scout di zona. Florin ha trovato un lavoro regolare con cui sostenere la spesa. Una borsa-lavoro sta dando una preziosa opportunità anche al suo figlio maggiore”. Anche Paola Bini, pensionata con molto tempo libero, ha conosciuto la realtà dei Rom nel campo di Segrate dove, dopo lo sgombero di via Rubattino, arrivarono alcune famiglie. Qui Paola ha conosciuto Alina che “è una donna Rom molto coraggiosa, determinata a integrarsi nella vita milanese per dare ai suoi figli una vita degna di essere vissuta.
Tra noi è nata subito una grande simpatia, il ‘lei’ presto è stato sostituito dal ‘tu’ e la strada per venire da Segrate a casa mia le è diventata familiare. Senza dubitare della sua onestà, l’ho assunta per fare le pulizie, uscendo serenamente mentre lei rendeva lucidi i pavimenti. Non solo, quando per un periodo mi sono assentata da Milano per recarmi in Australia, in seguito a un nuovo sgombero, ho ospitato Alina e i suoi quattro figli a casa mia. Quando sono tornata ho trovato la casa tirata a lustro e non mi mancava nulla. In seguito, insieme ai genitori e insegnanti della scuola elementare del quartiere e alla Comunità di Sant’Egidio, abbiamo deciso di aiutare Alina a trovare una casa per non dover affrontare un nuovo inverno al freddo e al gelo”. (S. Mengotto)