(Migranti-press nr. 39 25.09 - 02.10. 2010)
ROMA/ITALIA (Migranti-press) - In tanti si sono stretti in preghiera, lunedì scorso, nella basilica di San Bartolomeo all'Isola, attorno a Marian ed Emilia, giovani genitori del piccolo Mario, il bambino Rom, morto un mese fa nel rogo che ha distrutto la baracca in cui viveva con la sua famiglia in un campo nomadi di Roma.
Sono Rom, Sinti, italiani, e tra loro il Sindaco di Roma, convocati dall' Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dalla Caritas diocesana e dalla Comunità di Sant'Egidio. Tanti i bambini. Perché il popolo Rom è in gran parte un popolo di giovanissimi.
"Come superare la distanza che diviene abisso, come farci carico del loro futuro?", ha detto mons. Marco Gnavi durante la preghiera.
Nadia, Sneza, Gabriele, Angelo, Lidia, Zvonko, Renko, Alex, Avdia… C'è un grande silenzio, mentre vengono letti i nomi dei bambini Rom e Sinti morti a Roma, negli ultimi venti anni.
Sono più di cinquanta: sono morti bruciati, o di freddo, annegati nei fiumi vicini ai campi, o travolti da una macchina.
Intere famiglie Rom si muovono in maniera composta e commossa verso i grandi candelabri: ogni nome è una candela. E la chiesa, dedicata ai martiri del nostro tempo, si illumina della luce di queste piccole vite spezzate violentemente.
"Mario - ha detto il sacerdote - è nel cuore della Chiesa: Rom e Sinti, italiani e non italiani, davanti a Dio siamo una sola famiglia".
La piccola vita spezzata di Mario "ci interroga tutti. Davanti a Dio siamo una sola famiglia, perché tutti saremo da lui interrogati sull'amore. Un amore capace di contrastare la morte e il male. Un abisso infatti separa il destino di Mario da quello di molti altri bambini e di nostri figli".
"Un mondo che non sa costruire il futuro nella compassione è destinato a fallire", ha aggiunto mons. Gnavi: "che diremo ai giovani della nostra città, festeggiata giustamente e con orgoglio come capitale, se non riesce o non immagina neppure di accogliere 7000 fra Rom e Sinti, di cui la metà, minori? Tutte le minoranze hanno diritto di cittadinanza nella nostra società. E le minoranze - ce lo insegna la stessa saggezza del legislatore - più piccole e fragili sono, più hanno bisogno di attento trattamento per risolvere i loro problemi".
"Chiediamo - ha proseguito ilo sacerdote - a noi stessi e a tutti legalità, sapendo che tutti i suoi precetti debbono trovare anzitutto il fondamento nella difesa della vita e della sua promozione. Dobbiamo chiederci tutti di essere onesti nella società: dai primi agli ultimi. Chiedendo legalità, non possiamo non onorarne il suo principio fondativo, offrendo ciò che è dovuto, particolarmente ai bambini. Sì i bambini sono il futuro. Anche voi Rom, padri e madri: sforzatevi di fare di tutto perché i vostri figli abbiano una vita migliore, si inseriscano nella scuola, si preparino a un futuro migliore. Ve lo ripeto con affetto: facciamo di tutto per loro! Per loro si possono fare tanti sacrifici e cambiare tanti atteggiamenti! Possono diventare il senso della vostra vita...".