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Lunedì 2 Febbraio 2026
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 Articoli Migranti-press - 2010 - Perchè danno fastidio?  
Perchè danno fastidio?    versione testuale
I Rom in Europa: una presenza scomoda
(Migranti-press nr. 42   16 - 22.10. 2010)
 
ROMA/ITALIA (Migranti-press) - Ecco che improvvisamente e in modo del tutto inaspettato, un gruppo etnico di cittadini europei relativamente poco numeroso (10 - 12 milioni), i Rom, si trova al centro della scena politica europea. Sin dalla mia infanzia, ricordo che gli Zingari, perché è così che li si chiamava allora, erano parte integrante del nostro tessuto sociale, benché sempre ai margini della cosiddetta vita “normale” della comunità. Gli uomini vendevano al mercato delle padelle di rame, mentre le donne leggevano le carte e predicevano il futuro intravedendone i segni lungo le linee della mano. Esercitavano su tutti noi un certo fascino, con i loro abiti multicolori, la musica vivace e i balli, e incutevano un po' di timore per quel loro essere diversi. I nostri genitori si raccomandavano di non dar loro troppa confidenza, e soprattutto di non fidarsi delle chiromanti, dal momento che erano più esperte nell'arte dello spillare i soldi con destrezza piuttosto che nella preveggenza di un avvenire straordinario. Sapevamo bene che, come si dice in francese, ci potevano “tsi-ganer”, che significa “imbrogliare”. Tuttavia ciò che ci affascinava di più era la loro vita di nomadi. All'epoca viaggiavano in carrozzoni di legno trainati da cavalli, la loro unica dimora. E noi bambini dovevamo solo stare attenti a non finire per caso nei loro accampamenti perché avremmo potuto diventarne parte e non uscirne più.
Gli Zingari che popolano i ricordi della mia infanzia non elemosinavano per strada. Si erano guadagnati una loro rispettabilità e dignità pur essendo diversi. I Rom mendicanti, invece, hanno fatto la loro comparsa solo dopo il crollo del comunismo e l'apertura delle frontiere. Ma non erano diversi solo per le loro usanze. Era difficile instaurare un qualche dialogo con loro, visto che apprendevano a stento la nostra lingua. La loro presenza per le vie cittadine risvegliava, di norma, dei sentimenti negativi. Sarebbe stato meglio se se ne fossero andati. E infatti, un giorno, l'accampamento lungo gli argini della Vistola si svuotò e quando a primavera si sciolse anche l'ultima neve, di loro scomparve definitivamente ogni traccia. Se n'erano andati all'improvviso, così come erano venuti.
Ci restano però alcune domande ancora aperte. Hanno anche loro il diritto di circolare liberamente sul territorio dell'Unione europea? La loro diversità culturale e gli indici di criminalità superiori alla media comunitaria ci autorizzano ad applicare il principio di responsabilità collettiva? Ci sono anche tra di loro delle persone rette? Fino a che punto, in Europa, possiamo avere il diritto di essere diversi? Possiamo accettare degli individui che, seguendo il loro stile di vita, mettono profondamente in discussione il desiderio di benessere che ci pervade? C'è forse posto, insieme a coloro che, sempre più numerosi, cercano di ottenere il diritto che spetta loro di avere un domicilio fisso, anche per chi rivendica il diritto di non avere fissa dimora? Non ci piacciono perché sono scomodi o perché incarnano piuttosto il ruolo del capro espiatorio sulla cui testa si riversano tutte le nostre frustrazioni? Non dovremmo forse - alla luce dei precedenti storici dell'Europa - essere più prudenti tutte le volte che ci viene voglia di chiamare in causa delle emozioni negative, visto che è facile perderne il controllo? Ogni Stato deve cercare delle risposte in modo autonomo o ci serve piuttosto una riflessione che sia comune a livello europeo? E pensare che c'è qualcosa di molto profondo che ci lega. Le gens du voyage, come le chiamiamo noi, ci ricordano che l'uomo è per sua stessa natura homo viator e che un giorno sarà comunque costretto a lasciare tutto ciò che possiede per trovare la strada verso la sua vera patria. (Piotr Mazurkiewicz, Comece - Europe Infos, da SIR Europa)