Primo piano- Cassazione: insulti a rom indice di razzismo
Cassazione: insulti a rom indice di razzismo
13 dicembre 2012 ROMA - Aveva sollevato il problema delle comunità rom in consiglio comunale, lasciandosi andare ad epiteti dispregiativi sui nomadi come “assassini, animati di pigrizia, furore e vanità”, arrivando ad invocare il “sequestro di stato” per sottrarre i bambini alle famiglie e fare in modo che frequentassero la scuola. E il consigliere comunale di Trento se l’era cavata con due assoluzioni, in primo e secondo grado dal reato di propaganda di idee fondate sulla superiorità e odio razziale ed etnico. La Cassazione, invece, ha annullato con rinvio l’assoluzione perchè certi atteggiamenti, spiega, vanno censurati soprattutto quando si rivestono ruoli pubblici. Il consigliere comunale aveva sempre sostenuto di aver agito nell’ambito del suo mandato, per sollecitare l’inserimento dei bambini nomadi negli asili nido, in una seduta consiliare non pubblica. Non così per la Prima sezione penale della Cassazione che ha accolto il ricorso della procura di Trento contro l’assoluzione: “l’intervento in consiglio comunale – è scritto nella sentenza n.47894 – come è noto a tutti, è di norma assemblea pubblica”, e “la funzione di consigliere comunale non legittima sicuramente (in esplicitazione del mandato elettorale) di esprimersi con frasi di generalizzazione, afferenti all’etnia offensive non solo della dignità delle persone ma additive di inferiorità legate alla cultura e tradizioni di un popolo tanto da auspicare un sequestro di stato”.
Anzi, il ruolo rivestito dal consigliere, spiega la Cassazione, “al più avrebbe dovuto imporgli una maggiore prudenza proprio nell’esercizio della sua pubblica funzione”. Non si è trattato per la Cassazione di una “isolata manifestazione del pensiero, ma propaganda discriminatoria intesa come diffusione di un’idea di avversione tutt’altro che superficiale non già indirizzata verso un gruppo di zingari ma verso tutti gli zingari indicati come assassini, ladri, canaglie, pigri e via dicendo, e quindi verso il loro modo di essere verso la loro etnia invocata espressamente” .