Archivio -archivio 2010- Hammarberg (CDE) stop a discriminazioni. Non sono "Cittadini di seconda classe"
Hammarberg (CDE) stop a discriminazioni. Non sono "Cittadini di seconda classe"
“Combattere le discriminazioni” nei confronti dei rom e favorirne l’integrazione. A chiederlo è il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nell’ultimo “Human rights comment” pubblicato ieri, mentre avvampa la polemica sulle espulsioni dei rom da parte della Francia. “Il rimpatrio forzato dei rom, cittadini Ue, è ormai un dato di fatto in numerosi Paesi europei” dichiara Hammarberg osservando che “la lotta contro la criminalità” intrapresa dall’Eliseo “ha preso di mira in particolare i rom originari di Romania e Bulgaria”. La Francia non costituisce tuttavia un caso isolato: secondo il commissario anche l’Italia, la Danimarca e la Svezia ne hanno espulso un buon numero, ma cacciarli “non risolve nulla”. Per il commissario occorre piuttosto riconoscere “le ragioni per cui” essi “cercano un futuro e una vita migliore all’estero”. La maggior parte dei rom d’Europa “vive nella più sordida miseria ed è svantaggiata per quanto riguarda l’occupazione, l’alloggio e l’accesso alle cure mediche”. In alcuni Paesi, informa Hammarberg, i bambini rom “sono sistematicamente assegnati a classi speciali”, molti subiscono soprusi “e il loro tasso di abbandono scolastico è elevato. In Europa, decine di migliaia di rom sono apolidi, il che aggrava ulteriormente le loro difficoltà di accesso ai servizi sociali”.
Secondo Hammarberg, “l’attuale antiziganismo è sfruttato dai gruppi estremisti”. Di qui gli episodi di linciaggio segnalati nella Repubblica ceca e in Ungheria. “Le autorità canadesi hanno accordato asilo a rifugiati rom originari di questi Paesi, il che – avverte - dovrebbe farci riflettere”. “Nei discorsi ostili ai rom, questi sono costantemente associati a fenomeni di delinquenza”; effettivamente, ammette il commissario, “ci sono rom che commettono furti” e per questo bisognerebbe “adottare misure preventive”, tuttavia questi casi “non devono essere utilizzati come pretesto per stigmatizzarli tutti” perché la maggioranza dei rom rispetta la legge”. Gli Stati europei “devono riconoscere la loro responsabilità nella situazione attuale dei rom”. Occorre “condurre azioni destinate a combattere la discriminazione nei loro confronti” e “servono provvedimenti energici per riparare le ingiustizie che fanno di loro cittadini di seconda classe”. Come primo passo “dovremmo cominciare a offrire ai loro bambini l’opportunità di istruirsi e agli adulti una possibilità di trovare lavoro”. Per Hammarberg, tuttavia, “le riforme volte a garantire la tutela dei diritti umani per i rom daranno risultati solo se saranno condotte nell’ambito di un dialogo con i loro rappresentanti. I cambiamenti si otterranno solo se l’iniziativa sarà presa dalle stesse comunità rom”. (Agenzia SIR)