È sempre un problema: affrontare una realtà nuova, un incontro, farci accogliere da gente che non ci ha cercato ... eppure il nostro ministero, l'incarico ricevuto dalla chiesa, ci impone di andare.
Da chi vado? Cosa dico? A chi mi presento? Che “prodotti” vado a vendere per essere accolto? Come rendermi presente, senza apparire curioso, invadente, tollerato?
Non ci sono ricette, però l'esperienza alcune indicazioni ce le offre.
1. Prima di tutto, perché ci andiamo? Cosa ci spinge? Una formalità da assolvere, visto che ne abbiamo l'impegno, oppure il desiderio e la consapevolezza di essere per quella gente, per quei pochi giorni che restano - e così presi dal lavoro! - il segno della sollecitudine, discreta ma profondamente materna, della Chiesa locale che li ospita per quei giorni?
Non è una questione secondaria, perché da qui dipende se vi andiamo subito, se abbiamo fatto il nostro programma appena lo abbiamo saputo, oppure se vi andiamo quando abbiamo tempo, se andiamo all'orario che è comodo e possibile per loro, se andiamo armati di pazienza e senza fretta, oppure se andiamo con la pretesa che appena lì tutti ci piombino addosso, come le mosche sul miele, assetati della nostra parola, abbandonando ogni altra occupazione.
Tra tutti gli incarichi che abbiamo, questo non è di serie B o di serie C, dopo il resto e con quello che resta, ma, nel breve o lungo tempo che sono lì, deve diventare il principale. Se non c'è questa convinzione, stiamocene tranquillamente a casa, o se ci interessa, andiamo a gustare lo spettacolo del circo o a divertirci sulle giostre, pagando ovviamente il biglietto, perché è il loro pane.
2. Mah, arrivano e non ce ne accorgiamo ... ci vorrebbe una organizzazione, saper prima ...
È comprensibile che a Roma, a Milano, a Napoli, soprattutto in certi periodi, qualcosa possa sfuggire, ma in genere, i lunapark hanno stagioni fisse (fiere, feste patronali ... ) e i circhi hanno un'area dove solitamente sostano, e poi infestano di manifesti e locandine giorni prima, per cui basta girare per la città o il paese ... o farci avvisare da qualcuno che abita vicino alla piazza non appena in certi spazi si nota del movimento, perché lo sappiamo prima che abbiano impiantato.
L'afflusso annuale in una Diocesi è così limitato che non dovrebbe creare problemi: basta un po' di attenzione nostra sul posto.
3. Ci vorrebbe un tesserino di riconoscimento ...
I Testimoni di Geova, tutti laici e senza distintivi, imperversano nei circhi ... un falso prete celebra e raccoglie i soldi ...
Per un prete o una suora non ci dovrebbero essere grossi problemi di identificazione, se non ci conoscono già personalmente ... forse si tratterà di evidenziare qualche segno, anche se abitualmente non si mette: il rispetto verso questi fratelli che devono fidarsi a prima vista, a livello di coscienza religiosa, di uno sconosciuto, può essere sufficiente per rispolverare un colletto, una croce - che non abbisogni di lente per essere riconosciuta - o altro ...
In alcune Diocesi l'incaricato è un laico, uomo o donna, eppure entra benissimo ...
4. “Cosa dire”
PER IL CIR CO e non si conosce nessuno (per cui si va da uno e con quella persona si gira il circo) è opportuno presentarsi prima da qualcuno della Direzione, dal momento che ci sono dei ruoli sociali che non vanno disattesi, almeno agli inizi. A questa persona ci si presenta: sono il parroco del posto, sono l'incaricato del Vescovo, vi porto il saluto, il benvenuto. La parrocchia tale è a disposizione per ogni vostra necessità. Si possono chiedere notizie sul circo, quante famiglie ci sono, se ci sono anziani, se - per alcuni circhi grandi - c'è la scuola interna (potremo, quindi, contattare il maestro o la maestra), l'indicazione della carovana di qualche famiglia italiana da salutare ... però molta sobrietà, solo l'essenziale per poter girare all'interno, senza essere sospettati. Parlando con la gente, viene poi fuori tutto il resto e si hanno indicazioni su altre visite che potremo fare. Intanto si può vedere la situazione della eventuale catechesi sacramentale dei ragazzi ... nel proporre subito una Messa, se non li conosciamo bene e se non sono loro a chiedercelo, andiamoci adagio.
Sobrietà ed essenzialità nel dialogo con la Direzione, rispetto, perché siamo in casa loro, e ci basti esserci presentati e che sappiano che giriamo per il circo ...
PER IL LUNAPARK. Si può avere un primo aggancio nei momenti morti delle giostre, girando tra i vari mestieri e salutare. Non sempre le carovane sono adiacenti al parco. Qui c'è libertà di movimento, perché non c'è una direzione proprietaria di tutto il luna park. Caso per caso si può valutare l'opportunità di andare anche alle carovane. Se si va alle carovane è bene passare da tutti, almeno per un saluto.
5. “Quando andare?”
Se partiamo con l'idea che, nel momento che sono lì, la loro cura pastorale deve diventare il nostro impegno principale, allora troviamo il tempo adatto, non quello che fa comodo a noi, dopo aver fatto tutto il resto, ma quello che è più opportuno per loro.
Per i circhi può essere la tarda mattinata (dalle 11-11.30 in poi) e l'immediato primo pomeriggio (dal pranzo ad al almeno 3/4 d'ora prima dello spettacolo). Chi ha più confidenza con l'ambiente e conosce già le persone, può scoprire anche altri orari pomeridiani o serali e notturni ...
Per il lunapark. Sui mestieri, quando sono aperti e c'è poco afflusso di pubblico. Per le carovane, un po' come il Circo.
6. “Con quale bagaglio andare?”
Sottolineerei alcune attenzioni da avere.
* Si va in casa di altri. Il fatto che siamo incaricati, che svolgiamo una missione, non ci autorizza a mancare alle normali regole di prudenza, delicatezza, rispetto ... soprattutto non siamo mandati lì per giudicare, censurare, ma ad offrire una amicizia cristiana, ad ascoltare un mondo che cerca di farsi capire dalla Chiesa, spesso cosi lontana da loro ... certe stravaganze, certi atteggiamenti che danno già per scontato che siamo considerati come uno di loro, per cui possiamo mettere il naso dappertutto ... sono da evitare. Certi giudizi e condanne sparati subito in nome della verità ... siamo più cauti ... la morale e come una casa da costruire: non si comincia dal tetto o dalle finestre, ma dalle fondamenta ... e il nostro compito non è quello di esprimere giudizi sul tetto o sulle finestre, ma di aiutare a gettare le fondamenta ...
* Hanno ritmi di vita diversi, hanno sensibilità diverse ... è profondamente sbagliato andare da loro pensando di andare dai nostri parrocchiani soliti, magari quelli che non frequentano ... Non possiamo pensare di fare le stesse cose che dovremmo fare nelle nostre parrocchie ... Prima occorre capire la loro vita e poi inserirci in essa con la nostra presenza, con il nostro ministero. Se questi fratelli hanno mantenuto la fede in un contesto estraneo alla vita parrocchiale, con i Sacramenti al contagocce ... cerchiamo di inventare qualcosa in questo loro contesto, non imporre subito il modello parrocchiale, che è loro estraneo ... svestiamoci della presunzione di andare la con le nostre ricette già collaudate in parrocchia e risolvere i loro problemi religiosi, morali ed umani ...
È chiaro: dobbiamo portare l'annuncio del Vangelo, dobbiamo portare la testimonianza di una vita cristiana, dobbiamo portare i Sacramenti e la Salvezza (e guai a noi se non lo facciamo!), e tutto questo con un insaziabile assillo apostolico, però attenti ai modi, alle forme, ai tempi: c'è tutto un contesto “culturale”, nel senso più ampio della parola, c'è tutto un modo di vivere che o è rispettato e valorizzato, o appiccichiamo etichette sull'aria che tira ...
Sono solo alcune idee ... chi ha esperienze, gentilmente le metta a disposizione di tutti. Il nostro foglio serve soprattutto a questo.
don Angelo Scalabrini
Settembre 1990