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Sacerdoti in missione fra i Viaggianti dello Spettacolo
Di Laura Delsere da “Sovvenire”
 
Ci vogliono preti missionari per un popolo in viaggio. Lo sanno bene don Giovanni, don Mirko e don Luciano, tra i circa 100 preti, diaconi e operatori che in Italia che si dedicano all’evangelizzazione dei circensi, dei lunaparkisti e dei fieranti. Una pastorale dell’accoglienza, destinata ai fedeli ‘non stanziali’. Le associazioni collegate all’Ufficio pastorale fieranti e circensi della CEI comprendono anche gli artisti di strada, i madonnari e i burattinai, mestieri antichi, ma non scomparsi, come i cantastorie e i proiezionisti di cinema ambulanti, fino ai gestori di moderne piste di auto-moto acrobatiche e alle ‘aree ginnastiche’. Un ‘arcipelago’ a cui la Chiesa non fa mancare i sacerdoti, ma che oggi è in crisi economica, e ancora oggetto dei pregiudizi che da sempre toccano i ‘camminanti’, considerati il più delle volte come eterni estranei. Mas proprio nella loro vita fuori scena entrano i sacerdoti.
 
 
 Mons. Giovanni Pistone: 75 anni, ordinato nel 1954, Presidente della Caritas della diocesi piemontese di Acqui
 
Scoprii su incarico del vescovo questa pastorale, inventata allora da don Dino Torreggiani. Oggi ho anch’io la ‘carovanite’, la malattia inguaribile di chi si dedica a questo apostolato. All’inizio mi aiutò il mio cognome, perché ‘pisto’ nel gergo dei circensi vuol dire ‘prete’. Tra loro si entra in punta di piedi, come missionari. Pesano a fondo chi hanno davanti, ma ricambiano con amicizie profonde. Una volta, quando alla morte di un ragazzo circense in un incidente, raggiunsi subito la famiglia, il padre, anche se vivendo in un’altra città non ci vedevamo da anni, mi disse: “Ti aspettavo”. Un prete può condividere molto con loro, e l’evangelizzazione comincia dalle visite al campo. E’ un apostolato difficile, e non ne vede i risultati un prete solo, ma quelli di tante città. Per questo sensibilizziamo le parrocchie all’accoglienza. Anche il catechismo –preparato dalla CEI per i bambini ‘viaggianti’- è un libretto in 3 parti: una per i genitori, che sono i più presenti ‘catechisti’ dei figli, una con i testi, e una per il prete della prossima parrocchia dove si fermeranno, in modo che prepari da lì i bambini.
Incontriamo famiglie molto unite e che non cambierebbero la loro vita. C’è crisi, talvolta i giovani provano altri mestieri, ma poi tornano. Hanno nel dna il viaggio, l’applauso del pubblico, un mondo che vive di fatica e di poesia. Tanti guadagnerebbero di più esibendosi nei locali, ma rifiutano. “Chi vuole vedermi, deve venire al circo” mi diceva un grande clown spagnolo, preoccupato per il massiccio travaso in tv degli spettacoli, che aggrava la crisi di tante compagnie. Magari ogni parrocchia potesse fare piccoli gesti per accoglierle (visite alle famiglie, Messe nelle aree di sosta), affiancandosi alla nostra opera pastorale.
 
Don Mirko Dalla Torre: 35 anni, ordinato nel 2001, parroco di Cavalier di Gorgo a Monticano (Treviso)
 
Mi avvicinai ai fedeli del circo sull’esempio di un altro sacerdote, don Romualdo Baldissera, che oggi ha 80 anni: sapeva andare loro incontro con semplicità e gioia, e tuttora lo cercano sempre come uomo di Dio. La nostra missione è in un versetto dell’episodio evangelico di Emmaus: “Gesù si accostò e camminava con loro”. Annunciamo il Vangelo secondo le caratteristiche specifiche dello spettacolo viaggiante, con una pastorale calata nel loro mondo, come indicato dal Concilio Vaticano II. E partecipiamo alla vita delle famiglie anche nel breve tempo della sosta: i circhi tornano anche dopo 2 anni, mentre i lunapark, collegati a fiere e feste, hanno un calendario più ripetitivo e a cicli di 15-30 giorni. Il ruolo del prete è essenziale per la loro crescita cristiana, e un sacerdote dà una mano anche nella fase dell’arrivo, come mediatore dell’accoglienza nelle comunità.
La povertà oggi, più che mancanza di denaro, è la freddezza nel condividere, anche verso i circensi, perché alla fine ci sarà richiesto se abbiamo amato quelli che la vita ci ha messo davanti. Tra l’altro l’apostolato dei viaggianti offre un’esperienza ecumenica: ci sono cattolici, specie nei circhi italiani, ortodossi tra gli artisti dell’Est, ma anche luterani o di fedi orientali, come gli artisti cinesi”.
 
Don Luciano Cantini: 58 anni, ordinato nel 1968, Direttore nazionale dell’Ufficio CEI per la pastorale di fieranti e circensi della Fondazione Migrantes
 
Verso i viaggianti mi ha portato una strada tortuosa, ma anche chiara fin dall’inizio. Da bambino, a Livorno nel prato davanti casa mia, piantavano il circo. Poi, da giovane prete, aiutai don Franco Baroni, l’”apostolo viaggiante”, a preparare i bambini per le Prime Comunioni. Don Franco morì di un male incurabile, e mi ritrovai tutto tra le mani. Ma venne l’incarico di parroco a Rosignano Solvay, e pensavo che con il circo fosse finita. Invece lì arrivarono in un anno 8 circhi, e così proseguii. Tra circensi e lunaparkisti il Vangelo va sempre annunciato: noi ‘stanziali’ siamo cresciuti all’ombra di un campanile ma nel circo non è così, non hanno punti di riferimento paragonabili. E la fede appresa in famiglia, deve andare oltre la devozione di un cero acceso in chiesa, e diventare consuetudine con la liturgia. La pastorale è calata nel loro mondo, impastato di lavoro: un circense cura il suo numero, ma anche i costumi, l’attrezzatura e fa biglietteria. E’ un artista integrale. Oggi la crisi rende tutto più difficile, nelle famiglie ci si accontenta, purché lo spettacolo vada avanti. La Parola li sostiene in queste prove, specie ora che il rapporto con il pubblico è lacerato dalla tv. E la burocrazia li respinge di più, con severità incomprensibili o norme sempre diverse, nell’autorizzare la sosta delle carovane. A loro si può dire di no più facilmente. C’è una grande possibilità di aiuto da parte della Chiesa, e per fortuna non mancano ordini religiosi che vi si dedicano, come le Piccole Sorelle di Charles de Foucault, che fanno apostolato anche con uno stand nel lunapark ‘Luneur’, a Roma.  (L.Delsere)
 
 Venga, padre! Siamo cristiani anche noi” - (Don Dino Torreggiani, l’apostolo delle carovane)
 
La pastorale dei circensi e fieranti è recente in Italia. E i primi passi li fece don Dino Torreggiani. Nato nel 1905 a Masone (Reggio Emilia) e ordinato nel 1928, da parroco si dedicò ai più poveri. Nel 1931 –ricordava lui stesso- lo chiamarono perché un’anziana zingara stava morendo. Andò ad amministrarle i sacramenti e lo colpì l’accoglienza della famiglia. Giorni dopo tornò al campo, ma la carovana non c’era più. Al suo posto, allestivano un circo. Fece per tornare indietro, quando una donna della compagnia lo chiamò: “Venga Padre, siamo cristiani anche noi”. Don Dino dedicò ai viaggianti quel giorno, e molti altri. Fondò l’Istituto Secolare dei Servi della Chiesa, e oggi la sua opera è proseguita anche dalla Fondazione Migrantes della Cei, che ha due Uffici pastorali dedicati al popolo dei viaggianti, quello per i rom e sinti, e quello per i fieranti e circensi. Morì in Spagna nel 1983. Nel 2006 è stato avviato il processo di beatificazione.(L.Delsere)
 
 
Intervista a  Mons. Piergiorgio Saviola, Direttore generale della Fondazione Migrantes
 
Qual è la specificità della pastorale dei circensi?
Annunciamo il Vangelo a viaggianti. Sono persone messe alla prova direttamente fin dai primi anni della vita: non c’è posto per il virtuale, né per una gioventù iper-protetta. La loro formazione umana risente del quotidiano, tra bravura, incertezza per il domani, fascino dell’impossibile, ma anche conoscenza dei propri limiti e gratitudine per quanto vivono ogni momento. Un sacerdote ricorda loro il senso di questa vita veramente evangelica, che esalta la totale fiducia nella Provvidenza e il senso di fraternità.
 
E’ vero che la gente del circo e i fieranti hanno un fervore non comune verso i sacramenti?
Sì, sono momenti attesi, perché consolidano una vita esposta alla fragilità, fisica, emotiva e materiale. E’ grande festa per i matrimoni, che non si spezzano tanto spesso, per i sacramenti dei figli, in un ambiente dove vita e lavoro sono letteralmente consegnati alla generazione successiva. Ed è molto partecipato anche il momento dei funerali. Nel tragitto verso il cimitero, disfano le corone creando un tappeto di fiori. Alla fine il feretro portato a spalla viene lanciato in aria dagli amici, gridando un ultimo ‘Vola!”. Anche così chi resta impara a essere sorridente, anche nel dolore, perché poi arriverà il momento di tornare in scena.
 
Quale può essere il rapporto delle parrocchie con i viaggianti che arrivano nel territorio?
Il mio invito ai parroci è di andarli a visitare, quando arrivano circo o lunapark, e di coinvolgere l’intera comunità nell’accoglienza, anche con una Messa celebrata insieme, perché l’incontro rende sempre le parrocchie missionarie. (L. Delsere)