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Sabato 17 aprile, Giornata Europea del Circo
"Il Piccolo" di Faenza

 
 
Nella nostra città, finora, il circo ha spazio solo nel periodo di fine marzo inizio aprile. La Famiglia Niuman ha appena lasciato il centro fieristico di via Risorgimento e si è trasferita a Imola, città dove festeggerà, tra uno spettacolo e l’altro, la Giornata europea del circo. Giornata che in Italia ha, tra i suoi promotori, la “Migrantes”, la fondazione della Cei che si occupa della pastorale per fieranti e circensi.
 
A Faenza, fra le carovane del circo Niuman, abbiamo incontrato don Luciano Cantini, direttore di Migrantes. L’accento toscano svela le sue origini livornesi. Classe 1948, prete dal 1973, cinque anni dopo conoce questo mondo ed egli stesso si fa girovago, per seguire le circa 130 famiglie che compongono questo mondo affascinante e allo stesso tempo un po’ ai margini della nostra vita di cittadini. In questo momento una quindicina sono impegnate in spettacoli oltre le Alpi. “Un mondo fantastico – spiega don Luciano – creativo, tutto con una sua logica”. Nulla a che vedere con quel modo di dire per cui la nostra politica attuale è paragonata a un circo. “Il circo non è confusione, non è caso. È un continuo provare a superarsi, a fare cose belle, a fare spettacolo in modo preciso”. Se sbagli puoi cadere da un trapezio, o finire sotto gli artigli di una tigre.
Approssimativamente si tratta di una parrocchia di 80mila anime. Con lui abbiamo fatto un giro tra le gabbie delle tigri e gli stalli di cavalli e cammelli. Abbiamo visto un ippopotamo e, nello spettacolo successivo, un gruppo di serpenti sornioni che un ragazzo giocava ad avviluppare attorno al proprio corpo prima di richiuderli in casse di legno che sono il loro habitat.
La famiglia circense è fatta di clown e acrobati, ma dietro le quinte ci sono quelli che montano e smontano le attrezzature, e ci sono coloro che accudiscono con passione gli animali. In genere si tratta di ruoli intercambiabili fra uomini e donne, fra piccoli e grandi. Tutti sono il circo. Certo, fanno fatica a frequentare le nostre scuole, visto il frequente spostarsi che fanno. Ed è proprio il loro stile di vita, quello del girovago, che li caratterizza e li distingue. Don Luciano a questo si è dovuto adattare per incontrarli. Conoscere le loro vite, accompagnarli nel cammino sposandoli o battezzando i loro figli, celebrare i funerali.
“La bellezza del mondo nomade, difficile per noi da comprendere a fondo – spiega don Luciano – è proprio questo non avere riferimenti. Questo essere perennemente in movimento, in cammino”. Proprio “In cammino” è il nome della rivista trimestrale che don luciano edita in alcune migliaia di copie e nella quale racconta la vita di queste famiglie. Mostra i colori sgargianti dei loro spettacoli, le loro storie e i loro programmi. I loro sogni e i loro traguardi. Don Luciano ha recentemente realizzato anche un opuscolo di preghiere che sta diffondendo, perché anche questo è un mondo di grande spiritualità.
All’ultimo spettacolo faentino abbiamo assistito anche all’ingresso degli spettatori. Famiglie faentine con i loro bimbi, altre con donne col velo, ma anche alcune con gli occhi a mandorla. Un sorriso e lo stupore che creano i vari numeri del circo non hanno confine.
Giulio Donati