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 Primo piano - Quanti bambini morti bruciati nei campi Rom! 
Quanti bambini morti bruciati nei campi Rom!   versione testuale


08/02/11 - La notizia di ieri è su tutte le prime pagine: 4 bambini di 3, 5, 7 e 11 anni, morti nel rogo di un campo nomadi a Roma. E il sindaco Alemanno: «Queste burocrazie maledette che hanno bloccato il nostro piano nomadi hanno prodotto questo effetto. È colpa anche della sovrintendenza che bloccò i lavori alla Barbuta perché trovò non so che tomba».
Perché già a Roma era successo nell'agosto scorso, stessi titoli sui giornali, un bambino morto e il fratellino ferito grave. E poi a Milano, marzo 2010, vittima un ragazzo di 13 anni, a Livorno nel 2007, anche allora 4 bambini morti. L'elenco può continuare con Milano, gennaio '95, ancora 4 bambini; Caserta, gennaio 2007, morti due giovanissimi sposi di 14 e 15 anni; e probabilmente altri, dimenticati nei meandri impietosi della cronaca.
La convivenza tra le popolazioni stanziali d'Europa è gli zingari è sempre stata difficile, nei secoli. Quando Hitler, insieme con gli ebrei e tanti altri diversi, programmò lo sterminio di queste antichissime e fiere popolazioni, gli stessi nazisti si trovarono spesso in difficoltà, quando sui loro carri incontravano il simbolo indoeuropeo per eccellenza, la croce uncinata.
Gli incendi, nei singoli casi possono anche avvenire per fatalità o disattenzione, ma certo sono un segno che questa difficoltà storica, nell'Italia del 2000 non solo permane, ma se possibile è ancora più acuta. Ci si lamenta anche giustamente dell'accattonaggio e della piccola delinquenza a volte praticati dai nomadi, ma in realtà dà fastidio la loro stessa esistenza, l'idea che un popolo accanto a noi possa mantenere stili e regole di vita non omologati. Come nel caso del campo Sinti di Buccinasco , casette e non roulotte, un rapporto storicamente senza troppi problemi con il territorio, e che tuttavia fa parlare di "tolleranza zero" l'assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa: «L'ultima parola spetta al prefetto ma non è ammissibile che si costruiscano case in questo modo. So bene che a Buccinasco non abbiamo a che fare con delinquenti ma permettere la regolarizzazione vorrebbe dire concedere privilegi».
"Tolleranza zero": questa bestemmia, indegna di una comunità civile e che ci siamo abituati a ripetere come una cosa normale, anzi, un atteggiamento di cui andare orgogliosi. Forse, dovremmo riflettere un po' di più anche su come di questi tempi spendiamo a vanvera le parole, soprattutto quando alla lunga ci avvelenano la vita. E magari, invece di "non tollerare" che per esempio gli zingari abbiano una cultura che non coincide con quelle dell'italiano medio, fare qualche piccolo passo per conoscerli. Potrebbe anche rivelarsi interessante! (Bambini oggi.blogsfere.it)