Minori rom, "i servizi sociali non entrano nei campi"
10/02/11 - Ricerca finanziata dalla Commissione europea. 5 le città coinvolte: Napoli, Roma, Milano, Bari e Bolzano. Sono le forze dell’ordine a portare all’attenzione delle autorità i minori, che poi finiscono nelle case-famiglia, da cui fuggono dopo 2-3 giorni
Le politiche sociali a sostegno di famiglie e minori rom sono insufficienti. In molte località i servizi sociali non entrano nei campi, soprattutto in quelli non autorizzati, lasciando che le cose vengano gestite da associazioni del terzo settore i cui interventi non rispondono a una logica unitaria a livello nazionale. La conseguenza è che i servizi sociali non conoscono le realtà in cui vivono i rom e mancando l’intervento sociale, queste situazioni diventano note solo con eventi tragici come quelli di questi giorni. E’ quanto emerso da una ricerca finanziata dalla Commissione europea nell’ambito del programma “Diritti fondamentali e cittadinanza”, condotta dall’European Roma Right Center, da OsservAzione e dall’Osservatorio sul razzismo dell’università di Roma Tre.
L’analisi comprende aspetti legislativi e la ricerca sul campo in 5 città: Napoli, Roma, Milano, Bari e Bolzano. Di queste, le prime 3 sono metropoli interessate dalla dichiarazione dello stato d’emergenza del 2009 prorogato dal governo fino al 2011. “Uno degli scopi dello stato d’emergenza era tutelare i diritti dei minori rom – afferma Daria Storia di OsservAzione – . Abbiamo effettuato 95 interviste a famiglie rom nei procedimenti di affido e adozioni, a minori rom in case famiglia, a personale delle strutture e assistenti sociali, giudici minorili, avvocati, associazioni e insegnanti. Nella ricerca è emersa in primo luogo l’insufficienza delle politiche sociali. Situazioni che non dovrebbero arrivare in tribunale, finiscono davanti al giudice perché manca l’intervento sociale. Non sono i servizi sociali, ma le pattuglie delle forze dell’ordine a portare all’attenzione delle autorità i minori rom. Le segnalazioni riguardano accattonaggio e assenza da scuola.
Queste da sole non giustificano la sottrazione del bambino alla famiglia ma poi aprono procedimenti penali che sfociano nell’affido temporaneo a case- famiglia. Da queste strutture i ragazzi fuggono dopo 2 o 3 giorni, ci sono casi di minori affidati alle case famiglia più di 10 volte in un anno. La mancanza di mediazione sociale si nota anche da un altro aspetto. Spesso non ci sono mediatori che spiegano ai genitori cosa succede, le famiglie rom sono spaventate dall’apertura di questi provvedimenti, perché sprovvisti di documenti o con precedenti penali. In questi casi i genitori non si presentano in aula e i giudici possono dichiarare l’adottabilità del bambino”. (rc) (http://www.redattoresociale.it/)