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 Primo piano - Campi rom: "Stop agli sgomberi. Si riapra il confronto"  
Campi rom: "Stop agli sgomberi. Si riapra il confronto"    versione testuale
Un appello di associazioni e personalità del mondo della cultura e della società civile ai Comuni di Pisa e Livorno.

08.03.2011 Stop agli sgomberi, e agli sfratti dei campi rom e sinti a Pisa e Livorno ed inizio di un vero confronto tra le amministrazioni locali e le comunità presenti nei nostri territori. E' questo il forte messaggio contenuto in un appello presentato nel corso di una conferenza stampa sabato 5 marzo sotto il Comune di Pisa.
Un documento sottoscritto da associazioni e gruppi organizzati, ma anche da donne e uomini di diverso orientamento politico, sindacale, culturale, religioso, che condividono la preoccupazione per quanto sta accadendo nelle periferie delle nostre città. Dunque non solo associazioni da sempre in linea in difesa dei migranti come Africa Insieme, Opera Nomadi, Elcomedor Estudiantil "Giordano Liva" e i Cobsa, ma anche la Casa della Donna e l'Arciragazzi di Pisa. A mettere la propria firma sotto questo appello che chiede all'amministrazione comunale di Pisa una chiara inversione di tendenza sono però anche importanti esponenti del mondo della cultura e della società civile: dal professor Adriano Prosperi all'ex-sindaco di Pisa Piero Floriani, da Don Roberto Filippini, Rettore del Seminario della Diocesi di Pisa a Don Romeo Vio, parroco di Titignano.
Un intervento che mette al centro la vita quotidiana di quelle centinaia di famiglie - donne, uomini, bambini e bambine - che vivono in campi più o meno autorizzati - in tende, roulotte, container, baracche - o ne sono uscite trovando sistemazioni provvisorie in case popolari, appartamenti in affitto.
Gran parte di queste famiglie sono oggi, infatti, sotto sfratto o sotto minaccia di sgombero: cittadini e cittadine italiane, ma anche rom, sinti e migranti originari della Macedonia, del Kosovo, della Bosnia, del Montenegro, della Romania, costretti con la forza, in questi dieci anni, a lasciare i territori di origine entro i quali è loro impossibile il reingresso, pena la vita.
Rispetto a questa situazione si evidenziano nel documento come "le soluzioni che vengono spesso evocate, e praticate, sono quelle di ordine pubblico: sgomberi, rimpatri, demolizione dei campi, 'contenimento' delle presenze e controllo dei nuovi arrivi".
"Uno sgombero forzato - si legge nell'appello - non è mai la soluzione ad un problema: è esso stesso un problema. Lo sgombero disperde le persone nel territorio, interrompe la scolarizzazione dei minori, ostacola l'inserimento sociale, compromette la sicurezza di uomini, donne e bambini. Lo sgombero disperde e disgrega le famiglie: perché accade spesso che, in presenza delle ruspe, i servizi sociali propongano un'accoglienza provvisoria - per pochi giorni - alle sole donne o ai bambini. Uno sgombero costa: in termini economici - perché si devono mobilitare uomini e mezzi - e soprattutto in termini umani e sociali. Lo sgombero, in compenso, non allontana nessuno: le persone e i gruppi non se ne vanno, come dimostra l'esperienza di questi anni".
I promotori dell'appello indicano quindi delle altre strade che è possibile e sarebbe opportuno percorrere: "Esistono alternative possibili. La principale resta, naturalmente, quella di mettere in campo politiche per garantire a tutti il diritto all'abitare. Tali politiche dovranno superare gli attuali 'campi nomadi' - luoghi di segregazione e di limitazione delle libertà fondamentali - e in generale tutte le forme di marginalità abitativa. E dovranno garantire il diritto all'abitare nelle sue varie forme, dalla casa vera e propria (contrariamente a un pregiudizio diffuso, molti rom in Europa vivono in normalissime abitazioni) a forme diversificate che tengano conto delle esigenze di specifici gruppi".
"Ma anche quando- proseguono i firmatari dell'appello - queste politiche non siano immediatamente praticabili, si possono cercare e trovare soluzioni provvisorie, concordate con i diretti interessati, che non disperdano le comunità e non producano emarginazione. Si tratta soprattutto di non inseguire il senso di allarme, spesso diffuso da irresponsabili campagne di stampa, e di individuare percorsi concreti e partecipati di governo del fenomeno".
Da qui questo eterogeneo e ampio schieramento trasversale di associazioni, gruppi ed esponenti della mondo della cultura e della società avanzano una richiesta ben precisa alle amministrazioni comunali di Pisa e Livorno, visto che in particolare a Pisa, come recentemente confermato dall'assessore alle politiche sociali Maria Paola Ciccone, si procederà nel corso di questo mese allo sgombero dei campi della Bigattiera, di Putignano e del Ponte delle Bocchette: "Noi chiediamo che anche nelle nostre città si interrompano gli sgomberi, gli sfratti e gli allontanamenti. Chiediamo che si apra, finalmente, un tavolo di discussione che coinvolga le associazioni, ma soprattutto le comunità interessate, rom, sinti e migranti. E ci impegniamo a lavorare insieme, tutti e tutte, per ottenere questi obiettivi".
Da un lato i firmatari dell'appello chiedono così che "si apra un dialogo con le amministrazioni e con gli enti locali: perché per noi il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise sono uno strumento imprescindibile per ottenere risultati concreti; e perché riteniamo che in larga parte il problema debba essere affrontato a livello politico, con lo stanziamento di risorse idonee ad affrontare questi fenomeni".
Dall'altro però decidono di mettersi in gioco anche in prima persona, con una presenza anche fisica nel caso in cui le amministrazioni comunali decidessero di proseguire sulla linea degli sgomberi: "Al contempo, però, vogliamo far sentire la nostra voce - pacifica, critica, determinata - ogni volta che vi saranno sgomberi, ruspe, sfratti, allontanamenti e rimpatri. Esprimeremo le nostre critiche e la nostra indignazione in tutte le sedi possibili: nei rapporti con la stampa e con le televisioni, nei consigli comunali, nelle strade e nelle piazze delle nostre città".
"E ci impegniamo - dichiarano i firmatari - nei limiti delle disponibilità di ognuno e ognuna di noi, ad essere presenti al momento degli sgomberi: per testimoniare la nostra vicinanza alle persone coinvolte, per evitare violenze e abusi, per sollecitare i nostri amministratori a politiche diverse. Vogliamo essere mediatori di pace e di solidarietà. Rompere il silenzio che finora ha circondato queste operazioni".
Il documento si conclude così con un appello ai partiti, ai consiglieri e alle consigliere dei Comuni, agli uomini e alle donne impegnate nelle istituzioni o nelle forze politiche, non tanto a "sottoscrivere questo appello, ma ad adoperarsi nelle rispettive sedi affinché i nostri obiettivi possano diventare politiche concrete".
 07/03/11 | autore: redazione Pisanotizie