30 marzo 2012 Roma – E’ la prima volta che ha luogo, in una sede del Parlamento europeo, una riunione su questi temi. A parlare è stata ieri Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europea, nel corso di un incontro alla Camera dei Deputati sul tema “Dall’esclusione alla inclusione. Strategia europe e azione italiana sul caso dei Rom”. All’incontro erano presenti il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardo e il presidente della Commissione straordinaria sui Diritti umani del Senato, Pietro Marcenaro che ha redatto, con la commissione, il primo rapporto sulla condizione dei rom e sinti in Italia.
“E’ ora di intraprendere azioni concrete, garantire l’inclusione e assicurare un
miglioramento duraturo delle condizioni di vita dei Rom in Italia”, ha detto Riccardi definendo il popolo quello rom come “il popolo più discriminato nel nostro continente”.
Il ministro ha poi ribadito la sua condanna per le condizioni dei campi che ha definito “luoghi della vergogna per il nostro Paese” sottolineando che “trovare soluzione al problema del popolo rom andrà a vantaggio di tutta intera la nostra società”. Riccardo ha poi detto che il Governo sta cercando di trovare delle risorse necessarie”.
“L'Europa è molto di più dell'euro: è ciò che sentiamo, è i nostri sogni, è diritti e solidarietà”, ha detto Viviane Reding sottolineando come “la nuova generazione non capisce quando si parla di confini e infatti i giovani vogliono un'Europa senza frontiere”. L'Europa, ha ricordato, può vantare il riferimento più alto rappresentato dal Carta dei diritti che in modo universalmente chiaro stabilisce che “siamo tutti uguali” e che “non ci deve essere nessuna discriminazione”. Rilevando che questo diritto non è rispettato. E in Europa sono 10 milioni i Rom “non vivono questi diritti”: basti pensare che “solo il 42% dei bambini rom frequentano la scuola primaria”.
"Da parte dell’Italia - ha proseguito Fini - c’è una rinnovata volontà di collaborare strettamente non solo con l’UE, ma anche con le altre organizzazioni internazionali da tempo impegnate a tutela dei Rom, come il Consiglio d’Europa e l’OSCE”.