08 maggio 2012 Pescara - Nella serata del 1 maggio scorso, Domenico Rigante veniva ucciso da un gruppo di ragazzi Rom capeggiati da Massimo Ciarelli. L’omicidio è stato in realtà una vendetta, dato che qualche sera prima Domenico Rigante e altri suoi amici, avevano violentemente discusso con un gruppo di ragazzi Rom tra le vie di Pescara vecchia. Al termine della lite lo stesso Massimo Ciarelli aveva assicurato, sembra, che ci sarebbe stata vendetta e così è stato. La sera del 1° maggio Massimo Ciarelli e altre 7 persone sono entrati in un’ abitazione di Piazza Grue dove i gemelli Rigante stavano vedendo una partita di calcio e hanno sparato a Domenico scambiandolo per Antonio, l’obiettivo dell’agguato.
Alla base della vicenda vi è la lotta per il controllo di alcune zone della città.
Sabato 5, mentre si svolgevano i funerali di Domenico Rigante, Massimo Ciarelli, dopo una trattativa tra il suo avvocato e la squadra mobile della Questura di Pescara, si consegnava presso l’area di servizio sulla A 14 nelle vicinanze di Francavilla al Mare. Successivamente all’arresto, Ciarelli è stato accompagnato presso il carcere di Vasto, (CH), evitando di portarlo a Pescara, considerando il livello di tensione che si respirava tra i cittadini.
Il giorno successivo, domenica 6 maggio, alle 10.00 si è svolta la manifestazione pacifica organizzata dai “Pescara Rangers” (gruppo di tifosi del quale faceva parte Domenico Rigante). La manifestazione ha attraversato la maggiori vie di Pescara per concludersi a Piazza Italia, dove la famiglia di Rigante e il sindaco hanno parlato alla folla. Si sono registrati attimi di tensione, con cori razzisti e inni alla cacciata dei Rom dalla città di Pescara. Il sindaco ha assicurato che la giustizia farà il suo corso e che i complici saranno trovati.
Dal giorno dell’omicidio sono stati rafforzati i controlli delle forze dell’ordine sul territorio con l’arrivo di rinforzi dalla regione Marche. Sono state perquisite le abitazioni dei parenti più prossimi a quelli del presunto assassino e la prefettura di Pescara ha istituito un tavolo di lavoro tra le istituzioni e le associazioni che operano nel mondo del sociale, oltre ad alcuni rappresentanti della comunità Rom. A questo tavolo ha preso parte anche la comunità ecclesiale locale.
La comunità Rom è presente sul territorio di Pescara da circa 60 anni, se da una parte non è si caduti nello sbaglio di creare campi nomadi, infatti la maggior parte dei Rom vive in abitazioni di proprietà o in affitto da ente pubblico, dall’altra non si può comunque parlare di integrazione. La comunità Rom vive all’interno di quartieri o zone ben definite, limitando i contatti con la società maggioritaria. Tuttavia le responsabilità della situazione attuale sono complesse da comprendere, le istituzioni in passato hanno fatto delle scelte sbagliate concentrando la comunità Rom in specifici quartieri creando ghetti. Tutto ciò ha annullato le possibilità di un’integrazione nel tessuto sociale. (suor Rita Esposto, Missionaria Comboniana, Direttore Ufficio Migrantes diocesi di Pescara – Penne)