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Coraggiosi missionari della gioia
Il vescovo di Bergamo al lunapark

 
 
Bergamo – “In ogni territorio in cui approdate, c’è sempre una chiesa che, come una casa aperta, vi accoglie come fratelli. La vostra vita è faticosa, avete tante preoccupazioni, spesso il vostro lavoro dà poco risultato e avete la tentazione di smettere. Non arrendetevi, gettate le vostre reti fra la gente, a cui donate non soltanto il divertimento, ma soprattutto la gioia e la serenità d’animo. Sono fra i doni più belli per l’uomo del nostro tempo».
 
Così il vescovo di Bergamo mons. Francesco Beschi, si è rivolto, ieri 1 settembre, a 70 famiglie di lunaparkisti, durante una messa celebrata sulla pista degli autoscontri, evento pressoché unico nella diocesi di Bergamo. Insieme al vescovo hanno concelebrato il parroco di Celadina, don Mario Carminati, il direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi don Massimo Rizzi, il cappellano della missione Santa Rosa da Lima don Mario Marossi e don Mathieu.
Erano presenti 150 persone di ogni età e con loro anche suor Franca Stevanato, dell’istituto delle suore di Carità, da sedici anni impegnata in questa pastorale.
Le parole di saluto di Carlo Mannucci, rappresentante del lunapark hanno ricordato al vescovo la difficoltà di un lavoro come questo, che non rende facile studiare e che fa della piazza una grande scuola. Ha concluso, poi, mettendo al centro i bambini, speranza e futuro per ognuno: “Finché ci sarà un bambino, le nostre giostre gireranno”, strappando un applauso ai presenti.
“Il vostro lavoro vi porta a cambiare spesso luogo, ma ovunque troverete una chiesa che vi accoglie. Anche facendo bene il vostro lavoro potete vivere la vostra fede”, ha etto ancora mons. Beschi invitando i lunaparkisti a non gettare la spugna.
Dopo la Messa c’è stato un momento di convivialità aperto a tutti che ha visto il vescovo tagliare una bellissima torta raffigurante Piazza Vecchia e il lunapark di Celadina, per poi terminare con uno scatto fotografico su un autoscontro.
Un messaggio finale viene dalle parole di don Rizzi che, rivolto al presule ha evidenziato come “con le sue parole ci ha fatto gioiosamente tornare un po’ bambini e ha detto a questa cara gente di continuare ad essere sempre missionari della gioia”. (G. Beltrami)