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Una Chiesa in cammino con i fieranti e i circensi
La sfida dell’annuncio tra clown, acrobati e luna park

Roma - Ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo». L’inizio della preghiera recitata da Totò nel film «Il più comico spettacolo del mondo» può essere lo specchio della tradizione di fede che si vive nelle carovane dei circhi, ma anche dei luna park. Laboratori di frontiera animati da un popolo sempre in viaggio che ha legato (e ancora oggi lega) la professione alle solennità religiose di una cittadina o dell’anno liturgico. In Italia gli «artigiani della festa» sono quasi 80mila che lavorano in settemila imprese di cui 140 circhi. Uomini e donne che hanno la speciale vocazione di regalare un sorriso e stimolare al pensiero positivo. E questa missione li ha portati a essere chiamati «collaboratori di Dio nel settimo giorno». «Negli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il decennio – spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, monsignor Giancarlo Perego – si parla di evangelizzatori di strada. Una definizione che ben si applica a fieranti e circensi: infatti con le loro attività sono testimoni di speranza nelle piazze dove si fermano ed evocano l’icona di una Chiesa sempre in cammino, come ci ricorda l’enciclica Gaudium e Spes». Sabato scorso è stata celebrata la terza Giornata mondiale del circo che, afferma Perego, è occasione per conoscere «non solo un luogo straordinario di svago, ma anche un ambiente che educa alla crescita e alla valorizzazione dei doni, come quello del corpo che è tempio dello spirito». Certo, i «dispensatori di gioia» che abitano fra tendoni e giostre hanno nella provvisorietà e negli sradicamenti quotidiani il denominatore comune della loro vita.
Un tratto che si riflette sull’esperienza di fede. Visti con gli occhi della comunità ecclesiale «stanziale», sembrano quasi parrocchiani un po’ inadempienti. «Da venticinque anni – dichiara il direttore – l’impegno della Migrantes è un richiamo all’inclusione ecclesiale e sociale di chi è coinvolto del fenomeno della mobilità. Comprese le famiglie dello spettacolo viaggiante che le diocesi e le parrocchie sono chiamate ad accompagnare seppur nel breve lasso di tempo di una ricorrenza o un’esibizione».
Un vero e proprio ministero della presenza e dell’accoglienza che oggi impegna più di 160 persone nella Penisola: 90 sacerdoti, 55 laici, 12 religiose e 7 diaconi. «La visita di un consacrato o di un operatore della Migrantes – fa sapere Perego – dice che la comunità cristiana è vicina a loro». E li sostiene sia nei percorsi di fede, sia nei bisogni. «Fra le urgenze – chiarisce il direttore – c’è l’inserimento nella scuola dei ragazzi che ogni anno cambiano almeno trenta istituti». Così accade che l’abbandono degli studi superi il 40%. «Per questo seguiamo duemila bambini in Italia con percorsi che consentono di avere un’istruzione adeguata». Anche con le lezioni nelle roulotte.
E questi microcosmi hanno «una profonda radice comunitaria innervata sulla famiglia», ha scritto nel mensile Migranti press il presidente dell’Ente nazionale circhi, Antonio Buccioni. «Il nucleo familiare – aggiunge Perego – è il riferimento, il centro dell’identità, il luogo di partenza e di arrivo». Se la carovana è il focolare, «la famiglia è uno dei tesori umani più preziosi. Del resto le storie di fieranti e circensi sono essenzialmente storie familiari». E questo si traduce in un bagaglio di valori condivisi: la sobrietà, l’amicizia, l’attaccamento al lavoro, la solidarietà, il dialogo fra culture diverse. Negli alloggi sulle quattro ruote il primo annuncio è affidato soprattutto alle madri e alle nonne, «custodi» dell’esperienza religiosa. Una fede che il direttore della Migrantes definisce «radicata ed essenziale». «Radicata perché si tramanda di generazione in generazione. Ed essenziale perché il loro stile di vita si fonda sulle poche cose che portano con sé». Comunque non vanno considerati credenti di serie B. «È questa la sfida per le nostre comunità – conclude Perego –. Con un colloquio, la preparazione ai sacramenti o la celebrazione dell’Eucaristia sotto un tendone, è possibile farli sentire a casa in ogni luogo e vincere i pregiudizi che talvolta possono esserci». (Giacomo Gambassi - Avvenire)
 
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